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che gli fosse tagliato il capo, e consegnato sopra un’asta al popolo. Spettacolo di gran letizia fu la testa di costui a chi l’odiava, e strascinò poscia il di lui cadavero per la città. Due piccoli figliuoli suoi vi perderono anch’essi la vita; nè finì questa turbolenza, che anche molti familiari o favoriti di esso Cleandro vennero uccisi: con che restò quieto il tumulto. Lampridio aggiugne che Apolausto ed altri liberti di corte in tal congiuntura rimasero anch’essi vittima del furore popolare; e Commodo, per testimonianza di Dione, fece poi morire il sopra mentovato presidente dell’annona Papirio, dando probabilmente a lui tutta la colpa del nato sconcerto. In luogo di Cleandro creati furono prefetti del pretorio Giuliano e Regillo, e la presidenza dell’annona fu conferita ad Elvio Pertinace, il quale doveva essere poco prima tornato dalla Bretagna, con fama d’aver anch’egli di là incitato Commodo contro di Antistio Burro e di Arrio Antonino, imputando loro che aspirassero all’imperio. Commodo non si attentava più, siccome timidissimo, di rientrare in Roma. Tanto cuore gli fecero i suoi confidenti1500, che comparve colà, e fu accolto con grandi acclamazioni del popolo: del che si consolò non poco. Eusebio1501 sotto il presente anno scrive che Commodo fece levar la testa al colosso fabbricato da Nerone, per mettervi la sua. Vedremo ben altri più ridicoli eccessi della di lui vanità.




Anno di Cristo CXC. Indizione XIII.
VITTORE papa 5.
COMMODO imperadore 11.

Consoli

MARCO AURELIO COMMODO AUGUSTO per la sesta volta, e MARCO PETRONIO SETTIMIANO.

Fu ben calmata la sedizione popolare descritta di sopra, e ritornossene Commodo Augusto alla sua residenza in Roma1502, ma non si quietò già l’animo suo; anzi il fresco esempio fece in lui crescere le diffidenze e i sospetti. Personaggio non v’era di qualche abilità e credito che non fosse mirato di mal occhio da Commodo, e di cui egli non desiderasse la morte; e, quel ch’è peggio, non la procurasse o col veleno o col ferro. Ogni sinistra relazione o calunnia sufficiente era perchè egli levasse dal mondo i nobili, e massimamente i più amati dal popolo e i più potenti. Ognuno gli facea ombra, perchè non ignorava già quanto fosse l’odio del pubblico contra di lui. Credesi dunque1503 che in questi tempi egli privasse di vita Petronio Mamertino suo cognato, cioè marito di una sua sorella, ed Antonino di lui figlio, ed Annia Faustina cugina di suo padre, che stava in Grecia. La sua crudeltà principalmente prendeva di mira chi era stato console. Tali furono Duillio e Servilio Silani, Allio Fosco, Celio Felice, Lucejo Torquato, Larzio Euripiano, Valerio Bassiano e Patulejo Magno co’ suoi figliuoli, Sulpizio Crasso proconsole dell’Asia, Claudio Lucano, Giulio Procolo colla sua prole, ed altri infiniti, come dice Lampridio, a’ quali tutti o in una maniera o in un’altra procurò la morte. Fece anche bruciar vivi tutti i figliuoli e nipoti del già ribello Avidio Cassio1504, nulla servendo loro il perdono ottenuto dal di lui buon padre Marco Aurelio; e ciò con imputar loro che macchinassero delle novità. Probabil cosa è che non tutte in quest’anno succedessero tali stragi, e che alcune appartengano all’anno seguente. Giuliano e Regillo, già creati prefetti del pretorio, poco la durarono con questa bestia, ed amendue furono ammazzati. E pur Giuliano godea sì forte della grazia di Commodo, che pubblicamente era da lui abbracciato, baciato, e chiamato suo padre. Quinto Emilio