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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/334


Anno di Cristo CLXXXVI. Indizione IX.
VITTORE papa 1.
COMMODO imperadore 7.

Consoli

MARCO AURELIO COMMODO AUGUSTO per la quinta volta, e MANIO ACILIO GABRIONE per la seconda.

Era già pervenuta al sommo la potenza di Perenne prefetto del pretorio, e l’abuso ch’egli ne faceva. Le tante ricchezze da lui accumulate pareva che tendessero a guadagnarsi l’amore dei pretoriani, qualora egli volesse tentar qualche tradimento contro la vita di Commodo1461. Allo stesso fine sembrava che cospirassero le macchine de’ suoi giovani figliuoli, i quali portati da lui al governo dell’Illirico, altro non faceano che ammassar gente. Può essere che in mente sua non bollissero così alti disegni; certo è nondimeno, che l’odio universale dava questa interpretazione a tutte le azioni di lui e de’ suoi figli. Di qua venne la rovina sua, narrata diversamente nelle particolarità da Erodiano e da Dione1462. Abbiamo dal primo, che celebrandosi in quest’anno i sontuosissimi giuochi capitolini, i quali si solevano fare ad ogni quattro anni con immenso concorso di popolo, ed assistendovi Commodo nella sedia imperatoria, prima che gl’istrioni cominciassero le loro fatiche, comparve in iscena uno vestito da filosofo con tasca al fianco, bastone in mano. Costui, fatto silenzio colla mano, ad alta voce gridò verso Commodo, dicendogli, quello non essere tempo da divertirsi in giuochi, perchè Perenne era in procinto di levargli la vita; per questo aver egli adunate tante ricchezze; per questo i di lui figliuoli tante soldatesche; e che se non vi provvedeva prontamente, egli era spedito. Sperava forse costui di veder subito una commozion del popolo contra di Perenne, e poscia un bel premio dall’imperadore. Ma Commodo restò solamente sbalordito, nè disse parola; il popolo, benchè gli prestasse fede, nè pur esso fece movimento alcuno; e intanto Perenne, fatto prendere il finto filosofo, ordinò che fosse bruciato vivo. Tuttavia questo accidente diede campo a chi era presso all’imperadore, e volea male a Perenne per la sua intollerabile alterigia, di far credere forse più di quel ch’era, a Commodo. Gli mostrarono in oltre alcune monete battute coll’immagine del figliuolo di esso Perenne, benchè si credesse ciò fatto senza notizia del padre, e forse per manifattura de’ suoi emuli. In somma andò tanto innanzi la mena, che Commodo una notte mandò alcuni a levar la testa a Perenne, e immediatamente spedì gente a far venire in Italia dall’Illirico il di lui figlio maggiore, prima che gli arrivasse l’avviso della morte del padre. Chiamato egli con dolci lettere dall’imperadore, benchè mal volentieri, venne, ed appena toccò l’Italia, che gli fu reciso il capo. Dione1463 e Lampridio1464, il cui testo è qui imbrogliato, ben diversamente scrivono, essere nata una sedizione nell’armata britannica, comandata da Ulpio Marcello, perchè Perenne, levati via gli uffiziali dell’ordine senatorio, ne avea mandati là degli altri dell’ordine equestre. Ammutinatisi quei soldati, stavano sul duro, nè volendosi quetare, giunsero a scegliere dal corpo loro mille e cinquecento armati, e gl’inviarono a Roma a dir le loro ragioni. Commodo, allorchè intese l’arrivo di essi, siccome era un coniglio, andò loro incontro per saper la cagione di questa novità. Gli risposero di essere venuti apposta per liberarlo dalle insidie di Perenne, ch’era dietro a far imperadore un suo figliuolo. Commodo, quantunque non gli mancasse tanta forza di pretoriani da assorbir questi pochi soldati, non gli sprezzò; anzi prestò loro