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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/327


eloquenza Attejo Santo o Santio. Non ne ricavò egli profitto alcuno: tanto potè l’indole cattiva; imperciocchè egli nulla ebbe dell’ottimo suo padre, e solamente in lui passarono le magagne della madre infame, con essersi fin creduto, siccome già accennai, averlo essa conceputo da un gladiatore, nel cui amore era perduta. In fatti di buon’ora comparve inclinato alla crudeltà, alla libidine, e dedito solamente a discorsi osceni, a saltare, a fare il buffone e il gladiatore, con altri costumi propri della vil canaglia. Non avea che dodici anni, quando in villeggiare a Centocelle, oggidì Cività Vecchia, perchè non trovò assai calda l’acqua del bagno, ordinò che il deputato del bagno fosse gittato in una fornace; e bisognò che il suo aio Pitolao fingesse di ubbidirlo con1410 far bruciare una pelle di castrone. Non poteva egli sofferir le persone dotate di probità, che il padre gli avea messo appresso; solamente gli davano nel genio i cattivi; e perchè il padre glieli levò d’attorno, si ammalò di rabbia. Il troppo indulgente genitore non tenne saldo; laonde egli cominciò di buon’ora a far bettola in sua camera, e praticar giuochi d’azzardo, ad ammettere donne di vita cattiva, ad essere sboccato di lingua. Con questo bell’apparato di vizii, coperti nondimeno fin qui, e non passati alla vista del popolo, si trovò egli solo sul trono. Tuttavia si può credere che non tanti allora fossero i suoi difetti, o certamente che fossero coperti, e non passati agli occhi del popolo, perchè Erodiano1411, più vicino di lunga mano a questi tempi, non ci fa un sì brutto ritratto della gioventù di Commodo. Era egli, siccome dissi, in Ungheria coll’armata. Dopo i funerali del padre, per consiglio de’ parenti ed amici fece una bella allocuzione all’esercito, e gli dispensò un abbondante donativo. Ma perciocchè presso lui gran potere avea chi era più cattivo e sapea più adulare, costoro non tardarono ad esagerar le delizie di Roma, e a dir quanto male sapeano del brutto soggiorno del Danubio, tanto che l’indussero a determinare di abbandonar l’armata e di venirsene in Italia. Preso il pretesto di temere che alcuno in Roma si facesse dichiarare imperadore, pubblicò il suo disegno. Tante ragioni nondimeno gli addusse Pompejano suo cognato, che il fermò per qualche tempo in quelle parti, per terminare con qualche onore la guerra. Secondochè s’ha da Erodiano, riuscì1412 ai suoi generali di domar qualcheduno di quei popoli barbari. Condusse Commodo gli altri alla pace, con regalarli ben bene impiegando l’erario ch’egli avea trovato ben provveduto. Se si vuol credere ad Eutropio1413, felicemente egli combattè contro ai Germani; ma non apparendo dalle medaglie ch’egli prendesse nuovo titolo d’Imperadore nell’anno precedente, o niuno o di poco rilievo dovettero essere le sue vittorie. Certo è bensì, che egli con condizioni anche svantaggiose, e a forza di danaro, comperò la pace, perchè troppo gli stava a cuore di cangiare quell’aspro cielo nel dilizioso di Roma. Venn’egli finalmente accolto per tutte le città dove passò con solenne allegria; e il senato e, per così dire, tutta Roma con corone di alloro gli fece un festoso incontro. I più considerandolo figliuolo di sì buon padre, veggendolo sì bel giovane, con occhi vivi, con bionda zazzera, tale che parea sparsa sul suo capo una pioggia d’oro, si figuravano maraviglie di lui; e però tra le infinite acclamazioni, accompagnato da gran profusione di fiori e di corone, entrò Commodo in Roma. Fu al senato, e recitò un’orazione che contenea solamente delle inezie. Dione1414, il quale comincia qui a raccontar cose da lui stesso vedute, scrive ch’egli fece gran pompa dell’aver dato soccorso al padre Augusto, che era caduto in una fossa fangosa. Se il mese romano fu, come pensa il Salmasio,