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Anno di Cristo CLXXX. Indizione III.
ELEUTERIO papa 10.
COMMODO imperadore 1.

Consoli

CAJO BRUTTIO PRESENTE per la seconda volta, e SESTO QUINTILIO CONDIANO.

Fondato il cardinal Noris1390 sopra un’iscrizione gruteriana1391, ch’egli nondimeno riconosce per difettosa, diede al primo console il nome di Lucio Fulvio Bruttio Presente per la seconda volta, nel che fu seguitato dal Pagi1392, dal Relando1393 e da altri. Ma chiunque esaminerà meglio quel marmo, non avrà difficoltà a chiamarlo un’impostura, e però appoggiati que’ nomi ad un fondamento che non regge. Ho io prodotta un’iscrizione1394, dove Cajo Bruttio Presente vien detto console per la seconda volta. Era questi padre di Crispina moglie di Commodo Augusto. Se non vogliamo ammettere ch’egli fosse per la prima volta console nell’anno 153, sarà almeno stato in alcuno de’ susseguenti anni console straordinario ed ordinario nel presente. Certamente motivo bastevole abbiamo di così credere, finchè si disotterri altra memoria che tolga ogni dubbio. Avea già l’Augusto Marco Aurelio ridotta a buon termine la guerra coi Barbari. Erodiano1395, che qui dà principio alla sua storia, scrive che già alcuni di que’ popoli s’erano a lui sottomessi, altri aveano fatta lega con lui, ed altri fuggiti non comparivano più per paura delle di lui vittoriose schiere. Ma non piacque a Dio di lasciargli tanto di tempo per dar compimento all’impresa. Cadde egli infermo1396 nel marzo dell’anno presente, essendoglisi attaccata la peste o sia l’epidemia, che già s’era introdotta nell’armata1397. Nel sesto giorno della sua malattia chiamò al suo letto gli amici, e fece loro un discorso intorno alla vanità delle cose umane, facendo assai conoscere di disprezzar la vicina morte. Piangevano essi, ed egli, loro rivolto, disse: Perchè piagnete me, invece di piagnere la peste che va desolando l’armata? Erodiano gli mette in bocca una bella orazione, con cui raccomandò a tutti Commodo, benchè Capitolino scriva che non ne parlò, ma che solamente interrogato a chi egli raccomandasse il figliuolo, rispose: A voi e agli dii immortali, se pur se ne mostrerà degno. L’aveva egli sul principio del male chiamato a sè, pregandolo di non partirsi se prima non era terminata la guerra: al che rispose Commodo che più gli premeva la propria sanità, e desiderar perciò di andarsene. Ma più del male e più dell’imminente morte, si affliggeva l’ottimo imperadore al vedere che lasciava dopo di sè un figlio troppo diverso da’ suoi costumi. Ne avea già osservata la perversa inclinazione, e gli correa per mente l’immagine di Nerone, di Domiziano e d’altri principi giovinastri scapestrati, che erano stati la rovina della lor patria. Ma rimedio più non appariva. Egli era già imperadore Augusto, nè si poteva disfare il fatto. Giuliano Apostata nella sua Satira1398 scrisse che Marco Aurelio dovea lasciar l’impero a Claudio Pompejano suo genero, personaggio di gran saviezza, più tosto che ad un figlio di natural sì maligno. Ma l’affetto paterno, lusingandosi sempre che nel crescere dell’età crescerebbe il senno del giovane Commodo, prevalse all’amor della repubblica, che in lui certamente era sommo. Fu anche sollecitato a ciò dal senato romano istesso, siccome attesta Vulcazio Gallicano1399. Puossi ancor credere che Marco Aurelio, sperando vita più lunga, si figurasse d’aver tempo da ridirizzar quella pianta, che già minacciava frutti