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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/319


diede la burla per questo. Fabia, sorella di Lucio Vero, a lui giovine destinata in moglie, si studiò allora per giugnere al di lui talamo. Ma Marco Aurelio, per non dare una matrigna ai figliuoli, se la passò da lì innanzi con una concubina, giacchè ciò s’accordava colle leggi romane. Abbiamo dalle medaglie1343, che in quest’anno esso imperadore prese per la ottava volta il titolo d’Imperadore: il che ci fa intendere riportata dai Romani qualche nuova vittoria, e questa in Germania, come traluce dalle stesse monete. Nella lettera, o pure nell’orazione mandata da esso imperadore al senato, e riferita da Vulcazio Gallicano1344, dove tanto raccomanda la piacevolezza verso i congiurati con Cassio, credo io che si parli di questa vittoria, per cui s’era rallegrato il senato con lui. Il che è da osservare, perchè prima di quella lettera Commodo Cesare non era per anche giunto ad ottenere la podestà tribunizia. In essa lettera ancora si parla del consolato dato a Claudio Pompejano suo genero, il cui nome non comparendo ne’ fasti, ci fa conoscere non esser egli stato console ordinario. Ora Marco Aurelio in quest’anno visitò la Soria, la Palestina e l’Egitto, lasciando dappertutto segni luminosi della sua clemenza coll’aver perdonato a tutte le città che aveano aderito a Cassio, e prese l’armi in favore di lui. Ma non volle veder quella di Cirro, perchè patria di Cassio, essendo ben più probabile che Capitolino1345 scrivesse Cirro, città della Soria, che Cipri. Molto men volle passare in Antiochia, città che con isfacciata alterigia avea sostenuto la ribellion cassiana. Anzi verso questa sola diede a divedere il suo sdegno con privar que’ cittadini del diritto di adunarsi, di ascoltar pubbliche orazioni, di fare spettacoli (cosa lor tanto cara), e con levar loro simili altri privilegi), spettanti alle città che si governavano colle proprie leggi. Ma non durò molto la collera del buon imperadore. Fra pochi mesi restituì loro tutto, e, nel tornar dall’Egitto consolò quel popolo con visitare la loro città. Mentre andava in Egitto, abbiamo da Ammiano Marcellino1346, che fu sì attediato in passando per la Palestina dai ricorsi e dai rissosi cicalecci dei fetenti Giudei, che in fine esclamò: O Marcomanni, o Quadi, o Sarmati, ho pur una volta trovata gente più inquieta e noiosa di voi! Ancorchè gli abitanti di Alessandria avessero incensato Cassio con grandi elogi1347, pure non si fece pregare per dar loro il perdono. Quivi anche lasciò una sua figliuola, mentre andò alla visita d’altre città dell’Egitto, per le quali tutte comparve sempre vestito alla moda di quel paese, o pur con abito da filosofo. Durante questo suo pellegrinaggio vennero i re dell’Oriente e gli ambasciatori del re dei Parti ad inchinarlo, e a rinnovare i trattati di pace. In somma lasciò questo Augusto per tutta l’Asia e per l’Egitto un gran nome della sua saviezza e moderazione; nè persona vi fu che non concepisse un grande amore e stima per lui. Venuto alle Smirne, imparò ivi a conoscere il sofista1348 Aristide, di cui restano le orazioni. Arrivò ad Atene, e quivi, per provare la sua innocenza, volle essere ammesso ai misteri di Cerere, e solo entrò in quel sacrario. Accrebbe i privilegii a così illustre città, e specialmente beneficò quelle scuole con assegnar buone pensioni a tutti i maestri delle sette filosofiche, cioè Stoici, Platonici, Peripatetici ed Epicurei1349. Poscia imbarcatosi, spiegò le vele alla volta di Italia, e soffrì nel viaggio una gravissima tempesta di mare. Sbarcato che fu a Brindisi, prese tosto la toga, cioè l’abito