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delle sciocche o maligne dicerie e detrazioni che udiva della sua persona. Ma se trovava ben fondata la lor censura, serviva ciò a lui per emendarsi; chè questo era l’unica mira sua. Trovandosi egli appunto a questa guerra, fu informato dei lamenti che facea il popolo romano, per aver condotto via sì gran brigata di gladiatori, de’ sanguinosi combattimenti de’ quali viveano spasimati i Romani; e per avere ordinato che le commedie, o vogliam dire le buffonerie de’ pantomimi, si facessero in ora più tarda, per non impedire i negozii de’ mercatanti. Imperciocchè pareva ai Romani, che l’imperadore, con privarli de’ consueti divertimenti e sollazzi, li volesse far tutti diventare filosofi. Ora egli mandò ordine, che si facessero gli usati spettacoli, deputando a ciò i nobili, che aveano miglior borsa, e più degli altri poteano rallegrare il popolazzo.




Anno di Cristo CLXXV. Indizione XIII.
ELEUTERIO papa 5.
MARCO AURELIO imperad. 15.

Consoli

CALPURNIO PISONE e MARCO SALVIO GIULIANO.

Siccome altrove1308 ho io accennato, sarebbe da vedere, se questo Giuliano console potesse essere il medesimo che Marco Didio Giuliano Severo, il quale a suo tempo ci comparirà assunto al trono imperiale: giacchè Erodiano attesta ottenuto da lui il consolato prima dell’imperio, e si sa da Sparziano1309 aver egli avuto per collega in questa dignità Pertinace, il quale divenne anch’egli imperadore, e forse potrebbe essere stato sostituito a Pisone nell’anno presente. Di Pertinace scrive Capitolino1310, che egli liberò la Retia e il Norico dai nemici, ed in ricompensa fu designato1311 console da Marco Aurelio, senza che se ne sappia l’anno preciso. Ma, per attestato di Dione1312, molti ne mormorarono, perchè egli era bassamente nato. Nulla più resisteva alle armi vittoriose di Marco Aurelio, a cui era riuscito di ridurre in somme angustie i Marcomanni e i Quadi. Avea egli anche messi di presidio ne’ lor paesi ventimila armati in siti ben fortificati; e tuttochè quei popoli ricalcitrassero per qualche tempo ancora, pure forzati furono a sottomettersi, coll’impetrare un accordo, in cui si obbligarono di non abitare per certo tratto in vicinanza del Danubio. I Jazigi, già sconfitti dai Romani, finchè poterono, tennero forte, ed imprigionarono Bonadaspe re loro, perchè avea inviato dei deputati a Marco Aurelio per trattare di pace. Ma, incalzati sempre più dalla armata de’ Romani, si ridussero anche essi ad umiliarsi. Nulla poterono impetrare la prima volta, perchè di loro non si fidava l’imperadore; ma in fine venuto Zantico lor nuovo re coi principali della nazione a’ piedi di Marco Aurelio, ottenne con alcune condizioni la pace. Una d’esse condizioni era la restituzion de’ prigionieri, che ascese a centomila persone, oltre ai fuggiti, morti o venduti. Diedero in oltre a Marco Aurelio ottomila uomini a cavallo di lor nazione, cinquemila de’ quali forono spediti nella Brettagna: segni tutti di una gran possanza di que’ popoli. Anch’essi furono obbligati ad abitar lungi dal Danubio più ancora de’ Marcomanni. Non fecero di meno i Narisci, i Buri, ed altre di quelle barbare nazioni. Tutte implorarono la pace dal temuto Augusto1313: e chi si sottomise, chi entrò in lega, chi provvide di soldatesche. A molti di costoro diede egli delle terre nella Dacia, e nella Pannonia, nella Mesia, nella Germania, e gran quantità di Marcomanni rimandò ad abitare in Italia. Ma perchè alcuni di