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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/311


Erode Attico1295 celebre oratore di questi tempi, e stato già console, per cagion di una lite assai calda ch’egli avea con la sua patria Atene. Vi giunse anche il deputato degli Ateniesi, per nome Demostrato, che fu ben accolto da Marco Aurelio, principe naturalmente inclinato a favorir le comunità più che i privati. Prese ancora la protezione della città Faustina Augusta, la quale, secondo l’uso di altre imperadrici, accompagnava il marito Augusto alla guerra; e fino una lor figliuola di tre soli anni, facendo carezze al padre Augusto, gittandosi a’ suoi piedi, e balbettando gli raccomandava la causa degli Ateniesi. Di tutto informato Erode Attico, allorchè si dovette trattar la causa davanti all’imperadore, lasciatosi trasportar dall’ira fuori di strada, a visiera calata declamò contro al medesimo imperadore, con giungere fino a rimproverargli, che si lasciasse governar da una donna e da una fanciulla di tre anni. E perchè Ruffo Basseo capitan delle guardie gli disse, che questa maniera di parlare gli potrebbe costar la vita, Erode gli rispose, che un uomo della sua età (era assai vecchio) nulla avea da temere; e voltategli le spalle se ne andò via. Marco Aurelio senza mai scomporsi, senza fare un gesto indicante noia o sdegno, partito che fu Erode, tranquillamente disse all’avvocato degli Ateniesi, che dicesse le loro ragioni. Era Demostrato uomo eloquentissimo, seppe ben vivamente rappresentarle. Ascoltò Marco Aurelio, ed allorchè intese le maniere, colle quali Erode e i suoi liberti opprimevano il popolo di Atene, non potè trattener le lagrime, perchè grande stima professava ad Erode Attico, uomo insigne, e stato suo maestro, ma ben più amava i suoi popoli. Tuttavia non volle pronunziare sentenza alcuna contro di Erode. Solamente decretò alcuni leggeri gastighi contro ai di lui insolenti liberti, e provvide all’indennità degli Ateniesi. Erode da lì a qualche tempo, per tentare se Marco Aurelio, venuto in Asia, era in collera con lui, gli scrisse, come lagnandosi di non ricevere più sue lettere, quando di tante dianzi era favorito; e il buon imperadore gli diede un’ampia risposta, piena di amichevoli espressioni, con far anche scusa dell’essere stato obbligato a condannar persone appartenenti a lui. Certamente (dice qui il Tillemont1296) ci saran ben de’ Cristiani, ai quali nel dì del giudizio farà vergogna questo dolce operare di un imperadore, ed imperadore pagano.




Anno di Cristo CLXXIV. Indizione XII.
ELEUTERIO papa 4.
MARCO AURELIO imperad. 14.

Consoli

GALLO e FLACCO.

Nulla di più sappiamo di questi consoli. Ho io prodotta una nobile iscrizione1297 col C. CALPVRNIO FLACCO, L. TREBIO GERMANO COS., congetturando che questa si potesse riferire all’anno presente, e che quel Germanico forse sostituito a Gallo nelle calende di luglio, o pure ne’ mesi seguenti. Se sia o non sia ragionevole tal conghiettura, ne giudicheranno i lettori. Al vedere nelle medaglie1298 di quest’anno, che l’imperador Marco Aurelio prese per la settima volta il titolo d’Imperadore, senza timor di errare, veniamo a conoscere ch’egli riportò qualche vittoria contra de’ Barbari. Secondo tutte le apparenze, questa fu la descritta da Dione1299. Erasi inoltrata l’armata romana nel paese de’ Quadi, e vi era in persona lo stesso imperadore. In un sito svantaggioso fu essa ristretta da innumerabil copia di Barbari che presero tutti i passi, senza che i Romani potessero a lor talento dar la battaglia. Eccessivo era il caldo della stagione, nè acqua si trovava in quella