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abiti donneschi, e fingendosi le mogli de’ prigionieri, invitarono un centurione romano a prendere l’oro preparato pel riscatto de’ prigionieri. In vece dell’oro, trovò egli le spade nemiche, che gli tolsero la vita. Cresciuto l’ardire in quella gente, e tirata nel suo partito la maggior parte degli Egiziani, con avere per capo un Isidoro, valorosissima persona, rimasero vittima del loro furore molte soldatesche1268 romane; saccheggi senza fine furono fatti; e poco vi mancò che non s’impadronissero della stessa Alessandria, capitale allora dell’Egitto. E sarebbe forse avvenuto, se non vi fosse accorso colle sue genti Avidio Cassio governatore della Soria. Non si attentò egli di venire a giornata campale con quella sterminata copia di gente fiera e disperata; ma gli riuscì bene di seminar fra loro la discordia: il che bastò per opprimere i pertinaci, e per ridurre gli altri alla sommessione. Quando ciò veramente succedesse in questi tempi, potrebbe ciò aver dato motivo agli Augusti di prender di nuovo il titolo d’Imperadori. Ma siccome le azioni e gli avvenimenti dell’imperio di Marco Aurelio sono a noi pervenuti senza distinzioni di tempo, così malagevol cosa è il poter fissarne gli anni precisi, e resta indeciso chi meglio in questa oscurità l’indovini.




Anno di Cristo CLXIX. Indizione VII.
SOTERO papa 8.
MARCO AURELIO imperad. 9.
LUCIO VERO imperadore 9.

Consoli

QUINTO SOSIO PRISCO SENECIONE e PUBLIO CELIO APOLLINARE.

Al primo console, cioè a Prisco, ho aggiunto il cognome di Senecione, che si legge in una iscrizione1269, da me altrove riferita, trovandosi nell’altre memorie il solo di Prisco, che dovea essere il più usato. La venuta dei due Augusti ad Aquileja con un copiosissimo esercito, seguita nell’anno precedente, per testimonianza di Capitolino1270, produsse buoni effetti; imperciocchè la maggior1271 parte dei rei e popoli barbari del Settentrione non solamente cessarono dalle ostilità, ma uccisero ancora gli autori delle sedizioni, mostrando di voler concordia coi Romani. E i Quadi rimasti senza re protestavano di non voler confermare il già eletto, se non precedeva l’approvazion degl’imperadori. Andavano anche arrivando ambasciatori dei più di que’ popoli ai luogotenenti generali di essi Augusti, che chiedevano pace. Tal positura d’affari colla giunta della peste che già s’era inoltrata fino Aquileja, ed avea consumata parte dell’armata, e colla morte ancora di Furio Vittorino, prefetto del pretorio, animava Lucio Vero a fare istanza al fratello Augusto per tornarsene a Roma a godervi le solite sue delizie e i consueti passatempi. Ma Marco Aurelio era di contrario parere, insistendo sempre in dire, che l’essersi ritirati i Barbari, e il mostrar tanta voglia di pace, poteano essere loro finzioni e ripieghi presi al vedere un sì grande apparato d’armi dalla parte de’ Romani; e che bisognava andar innanzi, e chiarir meglio, se i nemici operavano daddovero, o fingevano. Ch’essi due Augusti passassero il verno in Aquileja, lo pruova il padre Pagi1272 con alcuni passi di Galeno. Fu dunque forzato contro sua voglia Lucio Vero a seguitare il fratello Augusto nella Pannonia e nell’Illirico, dove diedero buon sesto alla quiete di quelle contrade, liberandole, o pure avendole trovate libere dalle nazioni barbare. Le medaglie1273 ci fan vedere preso da essi Augusti in quest’anno per la sesta volta il titolo d’Imperadori, senza che apparisca dove