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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/28

XXXV PREFAZIONE DI L. ANTONIO MURATORI XXXVI

scrittori, ed è forzata non di rado la cronologia a camminare a tentoni. A questi malanni si vuol aggiugnerne un altro, comune alla storia di tutti i tempi, cioè la difficoltà, meglio è dire, l’impossibilità di raggiugnere la verità di molte cose che a noi somministra la storia. Lo spirito della parzialità o dell’avversione troppo sovente guida la mano degli storici. Quello che osserviamo nella dipintura delle battaglie accadute a’ tempi nostri, fatta da differenti pennelli, con accrescere o sminuire il numero de’ morti e prigioni, e talvolta con attribuirsi ognuna delle parti la vittoria: lo stesso si praticava negli antichi tempi. E secondochè l’adulazione o l’odio prevalevano nella penna degli scrittori, il medesimo personaggio veniva innalzato o depresso. C’è di più. Allorchè gli storici prendevano a descrivere quanto era accaduto ne’ tempi lontani da sè, per mancanza di documenti o per semplicità e poca attenzione, talvolta ancora per malizia, vi mischiavano favole e dicerie, o tradizioni ridicole dell’ignorante volgo. Di queste false merci appunto abbonda la storia de’ secoli barbarici dell’Italia, e più di gran lunga l’ecclesiastica che la secolare.

Ora come mai potere in quell’ampio fondaco di verità e bugie, mischiate insieme, sbrogliare il vero dal falso? In tale stato ognuno ritrova la storia della sua nazione; ma chi vuole oggidì scrivere onoratamente le antiche cose, si studia, per quanto può, di depurarle, di dare schiettamente ad ognuno il suo secondo l’ordine della giustizia, cioè di lodare il merito, di biasimare il demerito altrui; e quando pur non fia possibile di raggiugnere il certo, di almeno accennare ciò che sembra più probabile e verisimile tanto dei fatti che delle persone. Questo medesimo mi son io ingegnato di eseguire nella presente mia Opera, per soddisfare al debito di sincero scrittore. Così avessi io potuto rendere dilettevole tal mia fatica, siccome ho procurato di formarla veritiera. Ma sappiano per tempo coloro, che nuovi si accostano alla antica storia, che io son per condurli talvolta per ameni giardini, ma più spesso per selve e dirupi orridi a vedere: e ciò secondo la diversità dei principi buoni o cattivi, delle felici o infelici influenze delle stagioni, della pace o delle guerre, o d’altre pubbliche prosperità o disgrazie. Anche allorquando era in fiore l’imperio romano, s’incontrano dominanti, obbrobrii del genere umano, mostri di crudeltà, e