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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/27

XXXIII PREFAZIONE DI L. ANTONIO MURATORI XXXIV

più ho creduto di dover far punto fermo nel suddetto anno 1500, perchè nella Parte II delle mie Antichità Estensi, avendo io stesso in qualche guisa abbozzate le avventure universali d’Italia sino all’anno 1738, mi sarebbe incresciuto di aver da ridire lo stesso.

Ma prima di mettere in viaggio i lettori, mi convien qui istruire i men periti di quel che debbono promettersi dalla mia fatica. Che non si ha già alcun di essi da aspettare, che la Storia d’Italia proceda per tanti secoli sempre con bella chiarezza, e con bastevol cognizione degli avvenimenti e delle azioni de’ principi e de’ popoli, che successivamente comparvero nel teatro del mondo, e colla tassa dei tempi precisi, ne’ quali succederono i fatti a noi conservati dagli storici delle passate età. Un così bell’apparato di cose si può ben desiderare, ma non già sperare. Pur troppo si scorgerà, non essere più felice la Storia d’Italia di quel che sia quella delle altre nazioni. Di assaissime antiche storie ci ha privati l’ingiuria dei tempi, la frequenza delle guerre, e la serie d’altri non pochi pubblici e privati disastri. Nello stesso secolo terzo dell’Era cristiana, ancorchè le lettere tuttavia si mantenessero in gran credito, pure si comincia a provare gran penuria di luce per apprendere le avventure d’allora, e per ben regolare la cronologia di que’ tempi. Pur questo è un nulla rispetto al secolo quinto, e incomparabilmente più ne’ seguenti, cioè dacchè le nazioni barbare impossessatesi dell’Italia, fra gli altri gravissimi mali v’introdussero una somma e deplorabile ignoranza. Non solamente sono venute meno le storie di quei tempi, ma possiamo anche sospettare, se non credere, che pochissime ne fossero allora composte; e se la nostra buona fortuna non ci avesse salvata la Storia longobardica di Paolo Diacono sino all’anno 744, resterebbe in un gran buio allora la Storia d’Italia. Continua nulladimeno la medesima ad essere anche da lì innanzi sì povera di lumi sin dopo il 1000, che qualora fosse perita la cronica di Luitprando, e non ci recassero aiuto quelle de’ Franchi e dei Tedeschi, noi ci troveremmo ora, per così dire, in un deserto per conto di quasi tre secoli dopo il suddetto Paolo. Oltre poi all’essersi perduta la memoria di moltissimi avvenimenti d’allora, quegli ancora che restano, sì mal disposti bene spesso ci si presentano davanti, che di poterne assegnare gli anni via non resta, stante la negligenza o discordia degli