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XXXI PREFAZIONE DI L. ANTONIO MURATORI XXXII


La sola Storia civile d’Italia quella è che dimanda e può ricevere aiuto ed accrescimento dai giorni nostri. Certamente obbligo grande abbiamo a Carlo Sigonio, insigne scrittor modenese, per aver egli assunta questa fatica, e trattata la storia suddetta ne’ suoi libri de Occidentali Imperio, et de Regno Italiae, che tuttavia sono in onore, e meritano bene di esserlo. Ma oltre all’aver egli solamente cominciata la sua carriera dall’imperio di Diocleziano e Massimiano, e terminatala nell’imperio di Ridolfo I austriaco; tali e tante notizie si son dissotterrate dipoi per cura di molti valentuomini, tanto dell’Italia che d’altri paesi, gloriosi per avere aumentato l’erario della repubblica letteraria, che oggidì si può ampiamente supplire ciò che mancò al secolo del Sigonio, e rendere più copiosa e corretta la soria Italiana. Aggiungasi, avere il Sigonio tessuto le storie sue senza allegare di mano in mano gli scrittori onde prendeva i fatti: silenzio praticato da altri suoi pari, ma o mal veduto o biasimato oggidì da chi esige di sapere i fondamenti su cui i moderni fabbricano i racconti delle cose antiche. Tralascio di rammentare qualche altro scrittore della Storia universale d’Italia, perchè niuno ne conosco che sia da paragonar col Sigonio, e niun certamente vi ha che abbia soddisfatto al bisogno. Ai nostri tempi poi prese il sig. di Tillemont a compilar le Vite degl’imperadori romani, cominciando dal principio dell’Era cristiana con tale esattezza, che se egli avesse potuto continuare il viaggio, dalle mani sue sarebbe a noi venuta una compiuta storia, ed avrebbe forse risparmiato a tutt’altri il pensiero di tentar da qui innanzi una tal navigazione. Ma egli passò poco più oltre all’imperio di Teodosio Minore e di Valentiniano III Augusti, con esporre gli avvenimenti d’Italia per soli quattro secoli e mezzo, lasciando i lettori colla sete del rimanente. Pertanto ho io preso a trattar la Storia Civile o sia gli Annali d’Italia dal medesimo principio dell’Era di Cristo, conducendoli sino all’anno 1500; nel quale ho deposta la penna, perchè da lì innanzi potrà facilmente il lettore consultare gli storici contemporanei, che non mancano, anzi son molti, se pure non verrà voglia ad alcuno di proseguire la medesima mia impresa sino ai dì nostri. E chi sa che non nasca, o non sia nato alcun altro, che prenda anche a trattar la storia dell’Italia dal principio del mondo sino a quell’anno dove io comincio la mia? Quanto a me, tanto