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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/251

441 ANNALI D'ITALIA, ANNO CXX. 442

e restassero abbattuti, come scrive san Girolamo1, e vien accennato anche da Eusebio. Abbiamo inoltre da Eutropio2, che Adriano ebbe una sola guerra, di cui parleremo, nè questa la fece in persona, ma per mezzo di un suo generale.


Anno di Cristo CXX. Indizione III.
Sisto papa 4.
Adriano imperadore 4.


Consoli


Lucio Catilio Severo e Tito Aurelio Fulvo.


Per quanto c’insegna Giulio Capitolino3, l’imperadore Antonino Pio fu prima nominato Tito Aurelio Fulvio o Fulvo, ed era stato console con Catilio Severo. Quando quello storico non prenda abbaglio, il secondo de’ consoli dell’anno presente dovette essere il medesimo Antonino. Non Lucio Aurelio, come per errore è corso ne’ fasti del padre Stampa, ma Tito Aurelio fu il prenome e nome d’esso console, come s’ha da un’iscrizione riferita dal Panvinio4. Ora all’anno presente, secondochè immaginò il padre Pagi5 con altri, e non già al precedente, come volle il Tillemont, pare che s’abbia da riferire la guerra mossa6 dai Sarmati e dai Rossolani contro le terre dell’imperio romano. A questo avviso Adriano Augusto immediatamente mandò innanzi l’esercito romano, e poi, tenendogli dietro, arrivò anche egli nella Mesia, e si fermò al Danubio, frapposto fra lui e i nemici. Il Cellario7, che mette i Sarmati verso il mar Nero, e i Rossolani circa la Palude Meotide, non so come ben si accordi col racconto di questa guerra. Un dì la cavalleria romana, di tutte armi[p. 442] guernita, all’improvviso passò a nuoto il Danubio: azione sommamente ardita, che mise tal terrore nei Barbari, che trattarono di pace8. Lamentavasi il re de’ Rossolani9, che gli fosse stata sminuita la pensione solita a pagarsegli dai Romani. Adriano, che abborriva i pericoli della guerra, il soddisfece, con accordar vergognosamente quanto il barbaro richiedea. Fu in questi tempi, che egli diede il governo della Pannonia e della Dacia a Marzio Turbone, ch’era stato presidente della Mauritania, conferendogli la medesima autorità che avea il governator dell’Egitto. Fors’anche allora fu ch’egli fece fabbricar nella Mesia una città, che da lui prese il nome di Adrianopoli, oggidì Andrinopoli, città molto cospicua tuttavia. Secondo l’ordine che tiene Sparziano nel suo racconto, parrebbe che appartenessero all’anno presente alcune crudeltà usate da esso Adriano. Dione10 sembra metterle molto prima, cioè all’anno 118 o 119. Siccome Adriano era principe diffidente e sospettoso, e che facilmente bevea quanto di male gli veniva riferito, così prestò fede a chi accusò Domizio Negrino d’aver macchinato contro la di lui vita: del qual delitto (vero o falso che fosse) furono creduti complici Cornelio Palma, Lucio Publicio Celso e Lucio Quieto, tutti e quattro personaggi di gran credito e nobiltà, e stati già consoli ordinari o straordinari. Ma non s’accordano insieme Dione e Sparziano. Il primo scrive che doveano ammazzare Adriano, allorchè era alla caccia; e l’altro, mentr’egli si trovava impegnato in un sagrifizio. Si può anche dubitare che un tal fatto accadesse quando Adriano si trovava nelle vicinanze di Roma, e non già nella Mesia. Ne scrisse Adriano al senato. Pare che queste persone prendessero la fuga, perchè Palma, per ordine del senato, fu ucciso in Terracina, Celso

  1. Hieron., Comment. in Danymus, c. 9.
  2. Eutrop., in Breviar.
  3. Julius Capitolinus, in T. Antonino.
  4. Panvinius, in Fast. Consular.
  5. Pagius, in Critic. Baron.
  6. Dio., lib. 69.
  7. Cellar., Geogr.
  8. Euseb., in Chron.
  9. Spartianus, in Vita Hadriani.
  10. Dio., lib. 69.