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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/211

361 ANNALI D'ITALIA, ANNO XCV. 362

e poi console (non si sa in qual anno), che era anche suo parente, ed amato non poco da lui, perchè l’aiutava nelle iniquità. Convertito l’amore in odio, un dì fattagli gran festa, il prese anche seco in seggetta, e veduto colui che era appostato per denunziarlo nel dì seguente come reo di lesa maestà, disse a Clemente: Vuoi tu, che domani ascoltiamo in giudicio quel furfante di servo? Posti in così duro torchio, se stessero male i cittadini romani, e particolarmente i nobili, non ci vuol molto ad intenderlo.


Anno di Cristo XCV. Indizione VIII.
Anacleto papa 13.
Domiziano imperadore 15.


Consoli


Flavio Domiziano Augusto per la diecisettesima volta e Tito Flavio Clemente.


Non zio paterno, ma cugino di Domiziano fu questo Clemente console, perchè figliuolo di Sabino fratello di Vespasiano. Mostravagli Domiziano molto affetto, e per testimonianza di Svetonio1, meditava di voler suoi successori due piccioli figliuoli di lui, a’ quali avea anche fatto cangiare il nome, chiamando l’uno Vespasiano, e l’altro Domiziano. Ma appena ebbe Clemente compiuto il tempo dell’ordinario suo consolato, il quale in questi tempi solea durare solamente i primi sei mesi, che Domiziano per leggerissimi sospetti gli fece levar la vita. Il cardinal Baronio2, il Tillemont3 ed altri dottissimi uomini, pretendono ch’egli morisse cristiano e martire; e le lor ragioni mi paiono convincenti. Imperciocchè Eusebio, Orosio ed altri scrittori cristiani mettono sotto quest’anno la persecuzione mossa da Domiziano contro i professori della legge di Cristo; e insin lo stesso Dione4, scrittore[p. 362] pagano, scrive aver Domiziano nell’anno presente fatto morir Flavio Clemente Console per delitto d’empietà, cioè per non credere nè venerare i falsi dii del Paganesimo; e che furono molti altri condannati a morte, per avere abbracciata la religion de’ Giudei: che tali erano creduti e chiamati allora i Cristiani. Svetonio5, tacciando questo Clemente di una vilissima dappocaggine (contemtissimae inertiae), indica lo stesso; perchè, per attestato di Tertulliano6, i Cristiani, siccome gente ritirata, che non compariva agli spettacoli, non cercava dignità e gloria nel secolo, e attendeva alla mortificazion delle sue passioni, pareano persone di poco spirito, e gente buona da nulla. Moglie di questo Clemente console era Flavia Domitilla, nipote di Domiziano, cristiana anch’essa, che fu relegata nell’Isola Pandataria. Ebbe inoltre esso Clemente una nipote, appellata parimente Flavia Domitilla. Credesi che amendue queste Domitille, morendo martiri, illustrassero la fede di Gesù Cristo, e la lor memoria è onorata ne’ sacri martirologi. Ne parla anche Eusebio7, citando in prova di ciò la storia di Brutio Pagano. O sia perchè il Cristianesimo era considerato come una setta di filosofia, o pure perchè Senecione e Rustico, amendue filosofi, uccisi, come dicemmo, nell’anno precedente (se pur non fu nel presente), irritassero non poco l’animo bestiale e timido di Domiziano: certo è, ch’egli cacciò di Roma tutti i professori della filosofia circa questi tempi, non potendo egli probabilmente sofferir coloro, da’ quali ben s’immaginava che erano condannate le sue malvagie azioni. E che ciò succedesse nell’anno presente, lo scrive il mentovato Eusebio8. Però Filostrato notò9, che molti d’essi filosofi se ne fuggirono nelle

  1. Sueton. in Domitiano, c. 15.
  2. Baron. Annal. Ecclesiast.
  3. Tillemont, Mém. Hist. Ecclés.
  4. Dio., lib. 67.
  5. Sueton. in Domitiano, c. 15.
  6. Tertull. in Apologetico, cap. 42.
  7. Eusebius in Chron., et Hist. Ecclesiast., lib. 3.
  8. Eusebius in Chron.
  9. Philostratus in Apollon. lib. 8.