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XIII VITA DI L. ANTONIO MURATORI XIV

d’accordo col famoso tedesco Leibnizio, fissò l’origine di quella, prima in Italia, quindi in Germania ed Inghilterra, nobilissima famiglia, furono il frutto delle sue fatiche. Ma come i chimici valenti, che attenti sono oltremodo a prevalersi delle scoperte ed invenzioni che si presentano nel corso degli esperimenti loro, sebben non formassero l’oggetto principale, lo scopo delle loro ricerche, così il Muratori, dovendo rivoltare tanti diplomi e cronache e monumenti de’ bassi-tempi, concepì il vasto disegno dell’unica e dottissima opera delle Antichità italiane del medioevo, che rese il nome suo immortale, e che, secondo le prime idee, altro non avea ad essere se non una continuazione delle Antichità estensi, cui servir dovea di commento e quasi far loro corteggio.

Dallo studio incessante, a norma delle più sane regole di critica, posto intorno alla storia di que’ principi, nacquero non solo quelle tante scritture in favor di essi per lo dominio di Ferrara e di Comacchio, nelle quali superiore di tanto si dimostrò al focoso suo avversario monsignor Fontanini, e mediante le quali si fece conoscere per uno de’ più scienziati gius-pubblicisti; ma inoltre la gran raccolta da lui ordinata ed illustrata di tutti gli scrittori originali delle cose d’Italia per lo corso di mille anni; e finalmente gli Annali d’Italia, l’unico ed il miglior corpo che sinora si abbia della storia della nazion nostra, stesi da lui nella età di sessantasette anni nel breve spazio di un anno solo; cosa incredibile, se da testimoni oculari degni della maggior fede non venisse asseverata. Che se dettati sono in istile umile, pedestre, inelegante, come le altre opere sue italiane, non mancano però mai di chiarezza, di precisione, di naturalezza, e talvolta di vivacità, non senza una certa efficacia e festività, direi così, lombarda. Del resto, e chi mai esigere potrà in un colosso la squisitezza del lavoro di un cammeo?