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IX VITA DI L. ANTONIO MURATORI X

genio suo prepotente, que’ premii che da chi le professa si ottengono, da’ letterati non mai. Ma in questo mezzo avendo il Muratori fatto conoscenza col marchese Gian Gioseffo Orsi, coltissimo patrizio bolognese, e con monsignor Marsigli, poscia vescovo di Perugia, col mezzo loro ottenne di essere invitato dal conte Carlo Borromeo alla famosa biblioteca Ambrosiana di Milano. Singolare ventura fu questa per lui di venir collocato in età giovanile nella piena luce del giorno, aprendosegli in tal modo la strada di far quella luminosa comparsa che ognun sa nella letteraria repubblica; e que’ gentiluomini fecero dono del Muratori all’Italia. Novella prova fu questa che per far fiorire le lettere assai più giova la coltura ed il buon giudicio ai privati, che non la potenza ed i tesori stessi de’ principi. Laureato prima in leggi in fine dell’anno 1694, si recò adunque il Muratori in Milano in principio del susseguente, dottore dell’Ambrosiana, e prima che terminasse quell’anno medesimo fu ordinato sacerdote.

Gli aneddoti latini, colà due anni dopo pubblicati, (gli aneddoti greci videro la luce poscia in Padova) furono il primo saggio ch’ei diede del suo sapere, molti argomenti trattando di antichità cristiane, di disciplina e di erudizione ecclesiastica, in parecchie dissertazioni, con cui gli aneddoti suoi illustrò. Prima di venirsene a Milano, non poche cognizioni avea già acquistato egli appartenenti alla paleografia, facendone studio colla scorta del p. Bacchini sulle pergamene dell’archivio di Modena: e nell’Ambrosiana, ricca di rari e copiosi codici, vi si perfezionò. Grande fu la fama in cui salì il Muratori, giunto appena a toccare il vigesimo quinto anno, per questa prima opera sua; e si procacciò la benevolenza e la stima de’ primi letterati, e principalmente di un Noris, di un Bianchini, di un Ciampini, di un Magliabechi in Italia; di un Mabillon, di un Ruinart, di un