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vii vita di l. antonio muratori viii

hanno per qualche rispetto in grande estimazione, passò il Muratori a studiare i libri, assai più pregevoli del Lipsio, riguardanti le antichità romane, e cominciò a dar opera indefessamente alla erudizione profana. Per inoltrarsi in essa vide però che gli mancavano e la copia di libri e il presidio della lingua greca. In una libreria di poveri claustrali trovò il giovane Muratori ciò che di rado o non mai si trova ne’ palagi de’ facoltosi, voglio dir libri in numero sufficiente e piena facoltà di valersene. Della greca lingua da sè stesso in breve tempo con ostinata fatica s’impadronì. Seguì questo in principio dell’anno 1693, ed a quei giorni maggior ventura gli toccò in sorte, cioè di rinvenire un direttore per gli studii suoi, di cui non potea desiderarne uno migliore, che lo iniziò alla diplomatica ed alle antichità del medio evo, e che a coltivare la sacra erudizione, propria al suo stato, principalmente lo animò. Fu questi l’abate cassinese Benedetto Bacchini, dottissimo personaggio, capitato allora in Modena, il Mabillon dell’Italia, che salito sarebbe ad egual fama, se avesse avuto, come il Mabillon, un più vasto teatro ed i favori di un potentissimo monarca; ma che però ebbe il vanto, che non potè avere il Mabillon, di esser padre, a dir così, nelle cose appartenenti alla soda erudizione, di due uomini sommi, il Muratori ed il Maffei. La storia ecclesiastica e gli ecclesiastici scrittori e i concilii ed i santi padri furono il nuovo pascolo che aprì il Bacchini alla mente avida del Muratori, che non lasciava passar giorno in cui lungamente non si trattenesse con lui, studiandosi di far tesoro di quanto ne’ famigliari ragionamenti (la miglior disciplina di tutte) usciva dalla bocca di quell’uomo raro.

Già abbandonato avea egli gli studii delle leggi e della teologia scolastica, punto non curando, purchè soddisfar potesse al