Apri il menu principale
195 ANNALI D'ITALIA, ANNO LV. 196

si faceva ai giustiziati che venivano strascinati dal boia al Tevere. Lodava anche i boleti, perchè divenuti cibi degli dii. Lo stesso Lucio Anneo Seneca, siccome maltrattato da lui, se ne vendicò anch’egli con una satira che tuttavia sussiste, rappresentandolo portato al cielo, ma poi cacciato di là e mandato all’inferno, con essere riconosciuto in entrambi que’ luoghi per uno scimunito e per una bestia. L’orazione funebre1 composta dal medesimo Seneca in onore di Claudio, fu recitata da Nerone. Era elegantissima; ma allorchè si udì esaltare la provvidenza e sapienza del defunto principe, niuno vi fu che potesse trattenersi dal sogghignare, forse non prevedendo chi si ridea di Claudio, che avea poi da piangere del suo successore, sentina di crudeltà e di vizii. Non fu letto in senato il testamento di Claudio, perchè verisimilmente non volle Agrippina che Britannico a Nerone in esso comparisse anteposto. Comandano i principi quel che vogliono in vita; morti, quel solo che piace al loro successore. Solamente sotto quest’anno il padre Antonio Pagi2 comincia l’anno primo del pontificato di san Pietro, perchè sostiene ch’egli solamente ora venisse a Roma. Trattandosi di punti assai tenebrosi e controversi di storia, si attenga ognuno a quella opinione che più gli aggrada.


Anno di Cristo LV. Indizione XIII.
Pietro Apostolo papa 27.
Nerone Claudio imperad. 2.


Consoli


Nerone Claudio Augusto e Lucio Antistio Vetere o sia Vecchio

.


Benchè non fosse Nerone per anche pervenuto all’età stabilita dalle leggi per esser console, non avendo più di diecisette anni, tuttavia siccome superiore alle leggi, e per onorare i principii del [p. 196]suo governo, prese il consolato. Per testimonianza di Svetonio3 lo tenne solamente due mesi. Chi succedesse a lui nelle calende di marzo, non si sa. V’ha chi crede Pompeo Paolino, perchè da lì a due anni si trova proconsole della Germania. Diede l’ambiziosa Agrippina principio al governo del figliuolo Nerone con levar di vita Giunio Silano, allora proconsole dell’Asia. Parte per gelosia, perchè fu detto dal popolazzo, ch’egli per via di femmine discendente dalla casa di Augusto potea aspirare all’imperio, e più proprio anche sarebbe stato che il giovinetto Nerone; parte ancora per timore, ch’egli volesse vendicar la morte ingiustamente data a Lucio Silano suo fratello, benchè pericolo non vi fosse, perchè egli era un dappoco, e Caligola perciò il solea chiamare la pecora ricca. Si trovarono persone che seppero dargli il veleno, ed egli se ne andò, senza che Nerone ne penetrasse la trama. Da gran tempo era in disgrazia di essa Agrippina Narciso, liberto e segretario di Claudio Augusto, perchè parzialissimo di Britannico, e perchè a lei stato contrario in molte occorrenze. Aveva egli ammassato delle immense ricchezze, e potendo tutto sopra il padrone, le intere città e gli stessi re, chiunque avea bisogno del principe, il corteggiavano e gli faceano de’ regali. Era per altro fedele a Claudio, e vegliava per la di lui conservazione. S’egli si fosse trovato alla corte, non avrebbe osato Agrippina di tradir il marito, o pur sarebbono seguiti differentemente gli affari; ma Agrippina, siccome accennai, seppe bene staccarlo da lui; e poscia4 cacciatalo in dura prigione, il fece ammazzare, o il ridusse ad ammazzarsi da sè medesimo, ed anche contro il voler di Nerone, che l’amava per la somiglianza de’ costumi, essendo egualmente anch’egli più avaro che prodigo. Si metteva Agrippina in istato d’altri simili prepotenze e crudeltà, se Afranio

  1. Tacit., Annal., lib. 13, c. 3.
  2. Pagius in Critica Baroniana.
  3. Sueton. in Nerone.
  4. Dio., lib. 62.