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143 ANNALI D'ITALIA, ANNO XLI. 144

cioè al loro quartiere; tremando egli intanto, e compassionandolo il popolo nel mirarlo così portato, sulla credenza che il conducessero alla morte. Si fermò tutta quella notte nel quartier de’ soldati, nè andò al senato benchè chiamato, scusandosi colla forza che gliel’impediva. Venuto poscia il dì 25 di gennaio, giacchè i senatori erano discordi fra loro, nè mezzo appariva da poter ripigliare e sostenere l’antica libertà, non si prendeva risoluzione alcuna nel senato, in cui per altro non mancava il partito di chi proponeva un nuovo principe.

Intanto la natia paura di Claudio l’avea tenuto lungamente sospeso s’egli avesse sì o no da accettare l’esibito imperio, e fu più volte in procinto di rifiutarlo, o di rimettersi totalmente alla volontà del senato; quando, per testimonianza di Giuseppe Storico, Agrippa re di parte della Giudea, che si trovava allora in Roma, ed avea fatto dar sepoltura all’ucciso Caligola, arrivò segretamente colà, ed incoraggiò talmente il vacillante Claudio, che consentì al buon volere de’ soldati, da’ quali fu universalmente proclamato imperadore, con promettere egli a tutti un buon regalo di denari. Fu questi il primo degl’imperadori, eletto dalle milizie, con esempio infinitamente pregiudiziale allo imperio romano; perchè ne vedremo tanti altri per questa via, e col comperare lo imperio dai soldati, salire al trono. Ora il senato, a cui era già pervenuto lo avviso degli andamenti dei pretoriani e di Claudio, trovandosi ben intricato fra il desiderio di ricuperar la libertà, e il timore di non poterlo, mandò a chiamare il re Agrippa, per valersi del suo mezzo. Questo uomo doppio, quanto altri mai fosse, comparve in senato ben profumato, e fingendo di nulla sapere, anzi dimandando dove fosse Claudio, fu informato del presente sistema dei pubblici affari, ed interrogato del suo parere. Lodò egli sommamente il lor disegno di rimettere in piedi la repubblica, e si protestò pronto [p. 144]a dar la vita per la gloria del senato. Ma nello stesso tempo sparse il terrore in tutti, mostrando la difficoltà di resistere ai pretoriani, e lodando in fine, che si facesse una deputazione a Claudio per esortarlo a desistere: al che egli si esibì. Accettata la offerta, e deputati con lui anche i tribuni della plebe, andò Agrippa a trovar Claudio, e fece pubblicamente la ambasciata. Poscia in un ragionamento a parte espose a Claudio la debolezza ed incertezza del senato, esortandolo a prendere le briglie con mano forte. Perciò, per quanto dicessero dipoi i tribuni per rimuoverlo, e per consentire almeno di ricevere lo imperio dalle mani del senato, Claudio tenne saldo, con promettere solamente un buon governo. Dacchè il senato ebbe ricevuta questa risposta, volle fare il bravo col minacciargli la guerra, e Claudio ne mostrò paura. Passò fra questi dubbi il dì 25 di gennajo. Ma intanto andarono cangiando faccia gli affari. Molta parte del popolo cominciò a gridare di voler un principe, e ne nominò ancora alcuni; e venuto il dì 26, non pochi dei senatori stettero ritirati, senza entrare in senato. Il peggio fu, che quattro compagnie fin qui ubbidienti a Cherea e a Sabino, voltarono casacca, ed abbracciarono il partito di Claudio. Altrettanto fecero i vigili, i gladiatori e gli altri soldati della città, in maniera che i senatori rimasti come in isola nel senato, s’appigliarono in fine, benchè forzati, alla risoluzion di conoscere Claudio per imperadore. Andarono dunque tutti a gara al quartier de’ soldati per salutarlo; ma furono sì mal ricevuti da coloro, che ne restarono alcuni bastonati ed altri feriti; e Pomponio Secondo, l’uno de’ consoli, corse pericolo della vita, Claudio ed Agrippa s’interposero, ed acquietarono quegli animi turbolenti.

Allora Claudio accompagnato dal senato e dalle milizie, a guisa di trionfante, si mosse, e dopo essersi portato al tempio, per ringraziare gl’iddii della sua