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270 la lontananza


Tutto questo divertiva Anna in sommo grado; ella rideva, col volto sfavillante di gioia, e pensava già al piacere di raccontar queste cose bizzarre a Caterina, ad Antonino e a Nennele.

Sì; ella era guarita dal male della melanconia, e mai aveva riso con tanta sincerità.

Dopo un’ora, com’era stabilito, arrivò il pastore; un giovinotto vestito accuratamente per l’occasione.

Egli depose sulla tavola un largo canestro di asfodello dove, su un letto di molli frondi di mirto, rosseggiava il porchetto della comare; e disse delle frasi d’occasione.

Ma Anna non udì nulla. Quasi un fantasma le fosse apparso improvvisamente, ella guardava con gli occhi sbarrati il giovine pastore. Un’angoscia profonda seguì la gioja di poco prima; ed Anna sentì con umiliazione e con terrore che non dimenticava. Il suo mondo interno non mutava: gli avvenimenti esterni potevano per un momento velarlo; ma il minimo urto bastava poi a diradar ogni nebbia.

Era una cosa semplicissima e dolorosa, uno