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gliosa città sarebbe sorta sulle rovine dell’antica. Ma disgraziatamente il Dittatore cadeva trafitto nella Curia, ai piedi della statua di Pompeo, ed altri doveva attuare il suo programma. La tradizione pietosa o piena di venerazione dei Romani, vuole riconoscere nel mediocre simulacro di Pompeo del palazzo Spada, la statua contro la quale venne a cadere sanguinoso il più alto rappresentante della latinità. polifemo e galatea.
pittura murale sulla casa di livia sul palatino.
Noi non abbiamo nessun documento che affermi o smentisca questa tradizione: conserviamola pietosamente per quello che ha in sè di bellezza e di forza.

Il compito di compiere il vasto disegno di Cesare, fu così riservato ad Augusto suo erede morale e materiale. Egli pensò prima di tutto di stabilire solidamente il nuovo stato o di dare al suo popolo insieme con istituzioni nuove una religione ufficiale più severa e più degna delle sue tradizioni antiche. Egli fu l’organizzatore venuto dopo il creatore: colui che ordinò i cittadini con altrettanta saggezza di quella impiegata nel ricostruire la città. E — fondatore di una dinastia — ebbe la visione estetica del suo sogno e amò gli edifici sontuosi e tutti gli abbellimenti dell’arte. Avendo trovato una città mediocre, si diede a ricostruirla quasi intieramente, tanto che — ci avverte Svetonio — jure sit gloriatus marmoream se relinquere quam lateritiam accepisset; «si gloriò giustamente di lasciare una città di marmo là dove ne aveva trovata una di mattoni». Inoltre, non potendo da solo compiere il suo disegno troppo vasto, consigliò i suoi amici di seguirne l’esempio e noi vediamo Marcio Filippo e Lucio Cornificio e Asinio Pollione e Statilio Tauro e Marcello e Agrippa e Mecenate e Cornelio Balbo divenire i munifici edificatori della città.

Augusto ebbe dunque la sorte di veder compiere la grande trasformazione che si andava preparando ormai da due secoli e di dare il suo nome al secolo d’oro dell’arte e della letteratura romana. Rimasto padrone dell’impero, dopo la battaglia d’Azio e la conquista dell’Egitto, egli si diè subito a compiere il suo programma di rifacimento morale e materiale della città. Cominciò col condurre a fine gli edifici cominciati da Cesare — che erano circa in numero di quaranta — adornò la tri-