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sarcofago trovato in s. m. antiqua — foro romano.

I.


IN un’epoca antichissima — che può risalire fra il X e il XII secolo prima dell’Era cristiana — le popolazioni che abitavano i monti del Lazio o della Sabina allettate dalla pianura fertile ed irrigua che si stendeva d’innanzi a loro, spinsero gli armenti e i greggi lungo i fiumi che si dipartivano dalle loro terre, e scesero ad occuparla. Quella pianura era vasta, solcata da un grande fiume, paludosa nelle sue bassure, densa di boschi e di selve nei colli che la accidentavano. E questi colli si prestavano mirabilmente — per ragioni di salute e di difesa — ad essere abitati dai nuovi immigranti. A poco a poco le cime delle anonime colline si popolarono di abitazioni, i fianchi scoscesi furono rafforzati da opere primitive, e i pastori che avevano cercato un terreno più propizio alla vita loro e dei loro armenti, costituirono i nuovi villaggi sulle alture che dominavano la valle. Di questi popoli primitivi, noi abbiamo scarse notizie. Essi appartennero a vari ceppi ed ebbero riti e costumanze diverse. Le loro industrie erano grossolane imitazioni di quelle che i mercanti dell’Arcipelago cominciavano già ad importare in Italia. I loro morti, alcuni cremavano offrendo ai loro spiriti cibi e banchetti funebri: altri seppellivano col tesoro delle loro suppellettili, delle loro armi, dei loro adornamenti.

Dai villaggi inerpicati sulle varie alture e sopra tutto da quella che si chiamava comunemente il Colle, e che più tardi fu detta del Quirinale, gli abitanti scendevano nella depressione fluviale portando il cadavere dell’estinto e questo seppellivano alle radici stesse della collina coprendone il sepolcro con diversi materiali che ciascuno recava con sè. Gli scavi recenti di Giacomo Boni hanno rimesso alla luce l’antichissimo sepolcreto latino, ed è questo antichissimo sepolcreto che può