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bilito dunque, che il tiaso bacchico su quel vaso guarda pieno di pietà e di orrore la punizione di Licurgo, non è qui il luogo di tirarne tutte le conseguenze, che sotto il rapporto mitologico se ne potrebbero tirare. Per il dipinto del vaso di Perugia, la cui spiegazione adesso ci occupa, è d’interesse soltanto il fatto che abbiamo trovato un dipinto di vaso, che in se stesso non conteneva il compimento delta composizione. Il supplimento si doveva cercare sul lato opposto. Questo è senza alcun dubbio anche il caso dell’anfora di Perugia. Il lato di dietro (tav. d’agg. O, sulla quale le figure sono ridotte alla metà dell’originale) ci presenta il fatto che guardano Bacco ed i suoi seguaci. Vi si vedono due figure giovanili, snelle e robuste, nude meno la clamide, appoggiandosi sulla lancia, quello d’avanti colla destra, quello di dietro colla sinistra. Al di sopra del destro omero dell’ultimo si scorge il petaso. Davanti a loro sta in piedi un’alta figura muliebre vestita del chitone, le cui larghe maniche arrivano fin al di là del gomito. Sopra il chitone ella porta un manto che largamente piegato scende dall’omero sinistro e vela quasi tutta la figura. La destra tiene un gran ramo d’alloro, che arriva fin al suolo, mentrechè il braccio sinistro è ravvolto nel manto. Così abbiamo una figura piena di dignità e di decoro, e l’impressione generale, che vien recata guardandola, ci rende probabile, ch’ella rappresenti una sacerdotessa: opinione corroborata anche dal sacro alloro, che si vede nella destra di lei. La statura ed il vestire delle figure, che le stanno davanti, sono quelli soliti di giovani ellenici, e non ci autorizzano a riconoscere in loro personaggi certi. La somiglianza, che si presenta fra di loro e la descrizione, che Suida sotto la voce Διόσκουροι fa secondo Eliano di due statue dei Dioscuri, descrivendoli come νεανίαι