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capitolo xxviii. 241

fame t’assalisse, anderai al luogo dove sei solito mangiare, e troverai tutte quelle cose che ti farà mestiere. Noi poi staremo così fino al lume di detta LA...1 poscia ritorneremo al nostr’essere primo, e così ogni sabbato ci avviene». Quando Guerino ebbe

  1. Pare che qui s’intenda l’Avemmaria, principio e termine delle assemblee notturne delle streghe, e di cui corrono ancora fra la plebe alcune credenze superstiziose.
    La setta degli stregoni ci offre una delle storie più famose della superstizione umana, e fu un tempo in cui le menti restarono invase in tal modo da questa credenza, che i più dotti ed assennati non ne andarono esenti. Perciò i deliri degli scolastici per combatter un delitto immaginario, e gli accaniti auto da fe’ dell’inquisizione per estirpare un male che in realtà non ha mai esistito. Che perciò? La storia delle stregherie e dei maleficii diabolici presenta degli interessantissimi episodii, e potrebbe dar luogo nello stesso tempo ad osservazioni utilissime. Chi non ha sentito parlare in sua gioventù delle assemblee notturne delle streghe, e dei così detti loro sabbati? Sappiamo che il lunedì, il mercoledì e il venerdì di ogni settimana erano i giorni fissi per la loro riunione, oltre alle grandi feste della chiesa, come Pasqua, la Pentecoste, Natale, perchè il demonio voleva che i giorni, che i cristiani consacrano in modo speciale al culto della loro religione, fossero anche particolarmente consacrati al suo culto. Ogni assemblea si apre alle nove ore di sera, e se non termina alla mezzanotte non può prolungarsi che fino al primo canto del gallo. Appena l’assemblea è aperta, tutto il mondo si prostra a terra e adora il demonio, chiamandolo suo padrone e Dio, e ripetendo l’apostasia pronunciata nel momento della sua accettazione nella setta, e baciandogli il piede, la mano, le parti sinistre, l’ano e la verga. Il qual demonio, se non è sotto la forma di un caprone, di un gatto o di un cane, ha la figura d’un uomo tristo, collerico, nero e brutto. Egli è seduto sopra una sedia elevata, ora nera come l’ebano, ed ora dorata, accompagnata da tutti gli accessorii che ne possono fare un trono maestoso. Ha sulla fronte una corona di piccole corna, due altri grandi corna sul di dietro della testa, ed un terzo uguale in mezzo della fronte, col quale rischiara la notturna assemblea d’una luce più brillante che quella della luna, e meno di quella del sole. I suoi occhi sono grandi, rotondi e bene aperti, luminosi e spaventevoli; la sua barba è come quella d’una capra; ed è metà uomo e metà becco. I suoi piedi e le sue mani sono come quelle dell’uomo, ha le dita uguali e terminate in unghie smisurate che si allungano e finiscono in punta. L’estremità delle sue mani è ricurvata come gli artigli d’un uccello da preda, e quella de’ suoi piedi rassomiglia proprio alle gambe d’un’oca. La sua voce è come quella dell’asina, roca, disordante e formidabile. Le sue parole sono mal articolate, pronunciate con un tuono basso ed irregolare, ed in una maniera grave, severa ed arrogante. La sua fisionomia esprime il cattivo umore e la melanconia. — Questa è la descrizione succinta del diavolo, di cui potranno valersi a proposito anche gli artisti, e quale si mostrò in alcune assemblee delle streghe. Non parlo dei sacrifizii e delle cerimonie ridicole quanto orribili che in esse avevano luogo, le quali dovevano essere affatto in contrasto colla santità della religione cristiana. Gli astanti confessano i loro peccati al demonio, e questi peccati sono di non avere fatto tutto il male che per loro si poteva; e dopo confessati assistono ad una cerimonia che è un’imitazione diabolica della messa de’ cristiani, e nella quale fra le altre cose ridicole, ogni assistente doveva baciar il diavolo dietro la coda nel mentre che uno stregone gliela teneva levata. Quindi gl’incesti, gli stupri, ed ogni sorta di