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capitolo viii. 77

egli davanti le disse di ascoltare alquante sue parole, ed avendogli essa concesso di dire quello che più gli tornasse grado, il Meschino fece questo breve discorso:

«Madonna, tre cose a’ miei giorni ho veduto ed imparato, e che voglio ora spiegare a voi. La prima, gran prudenza a castigare il matto; la seconda gran sapienza a comportare il vecchio; la terza gran fortezza a raffrenare la lingua della femmina mal parlante. Il pazzo che non ode ragione castigasi per le botte; però ho usato io questo prudenza». La donna cominciò a rider tanto quando udì quel cavaliere così ben parlare, che perdonogli quanto aveva fatto. Ed avendo egli, nel mentre parlava, la visiera alzata e scoperto il volto, la donna che lo vide giovine, ben armato e della persona ben disposto, si sentì come trafitta dal segno di scorpione, e già mezzo innamorata di lui. Domandollo donde veniva, e quello che andava cercando. Il Meschino risposele: «Io ed il mio compagno veniamo d’Armenia, e andiamo pel mondo cercando la ventura che Dio ci darà». La donna lo pregò a restare qualche giorno nel proprio palazzo. Fece loro grande onore, ed apparecchiare un appartamento fornito di letto e di addobbi all’usanza del paese.

Riposatisi tranquillamente la notte, messer Brandisio e il Meschino andarono la mattina davanti alla bellissima damigella Aminadam, la quale usò loro grande cortesia, e così tutti i baroni della corte che dimostrarono gran piacere di sapere delle cose di Grecia e di ponente, e delle condizioni di quelle genti. E così stettero fino al quarto giorno, quando sedendo ciascuno in terra sopra un ricco tappeto dove era loro portato da mangiare, e là si davano molto sollazzo, cioè la donna con una damigella sua parente, ed un barone, il Meschino e messer Brandisio; la guardia della torre scoperse in lontananza le genti che venivano all’assedio di quella città. La damigella, che ne era reina, cominciò a tremar tutta di paura, per cui il Meschino la confortò dicendole: «Madonna, non abbiate paura. Il vostro bisogno fu detto perfino in Armenia, e solo per esser vostro campione io di là son venuto». Intanto si faceva sentir molto strepito d’armi e d’armati, e al Meschino che richiedeva la cagione di quella sommossa, Aminadam rispondeva tremando, esservi un barone, signore delle mon-