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SHAKESPEARE




Sdegnando la fama, dubitando degli uomini e della loro memoria, quasi inconscio del proprio genio, morì Shakespeare, e la leggenda si è impadronita della sua vita. Aubrey, il quale scriveva nel XVII secolo, lo dice figliuolo d’un beccajo, e alcuni aggiunsero che faceva arringhe patetiche agli spettatori prima di scannare i vitelli: Rowe sostiene ch’era mercante di lana; Malone lo vuole occupato nei lavori di pellajo; alcune carte ce lo presentano come affittajuolo, e tutte queste congetture si convalidarono con documenti ostentati come scoperte, e sovra ciascuna si scrissero famosi articoli di critica, s’inventarono novelle e si dipinsero quadri. Che più? Vi furono perfino scrittori, come l’americano Holmes, che sostennero non essere stato Shakespeare che un semplice attorello, e che i suoi drammi furono scritti dal famoso Bacone.

Di Shakespeare è incerta perfino l’ortografia del nome. Negli archivi di Stratford lo si trova scritto in tredici modi diversi, da Shakspere (più usato nella contea natale) a Shaxper, Chacsper ecc. La forma Shakespeare, generalmente adottata, pare più conforme all’etimologia, che al dire di Fuller, farebbe derivare il nome da «vibrante la lancia»

Suo padre Giovanni, secondo le ricerche più credibili, era un fittajuolo, e questa professione metterebbe l’accordo fra le diverse leggende, perchè nel secolo XVI, non conoscendosi la divisione del lavoro, avrà il padre stesso ucciso i vitelli che pascolavano ne’ suoi prati, venduta la lana delle sue pecore, preparato le pelli delle sue bestie prima di venderle; e se il figlio lo ajutò in questi lavori, dobbiamo bene guardarci dal concludere che sia stato beccajo o lanajuolo o pellajo.

Si mostra ancora a Stratford la casetta dove il poeta nacque nell’aprile del 1564: il giorno preciso lo si ignora, conoscendosi solo la data del battesimo che fu il 26 di quel mese. Mentre Guglielmo giuocava in quella vecchia casa di Stratford, il padre era chia-