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Pagina:Amleto (Rusconi).djvu/46


atto secondo. 45


fiamme che il torrente delle sue lagrime parea volesse estinguere; coperta il capo, che ornava prima un diadema, di miserabili bende; ravvolta in vil coltre, presa a ventura in quella desolazione, chi avrebbe potuto vederla in tale stato senza imprecare alla scellerata fortuna? Se i Numi l’avessero così contemplata allorchè ella scorse Pirro che infamemente sollazzavasi a cincischiare con la spada le membra del suo consorte: allo sformato grido che ella levò avrebbero potuto notare come s’intenerivano fin anche i luminari del cielo, ed essi stessi provate avrebbero le umane passioni, ove però interamente insensibili non siano ai nostri mali.»
POLONIO.
Guardate, come ha mutato colore e come si gonfiano i suoi occhi di lagrime. — Basta così, ve ne prego.
AMLETO.
A meraviglia; mi dirai il resto fra poco. — Mio buon signore, voi farete dare un buon alloggio ai commedianti? Mi intendete? Fate che siano trattati bene; perocchè essi siano il sunto e la cronaca concisa dal tempo. Meglio sarebbe per voi l’avere dopo morte un cattivo epitaffio che il loro biasimo durante la vostra vita.
POLONIO.
Signore, li tratterò secondo il loro merito.
AMLETO.
Meglio, amico, meglio. Se trattate ognuno secondo il proprio merito, chi si sottrarrà alle busse? Trattateli secondo il vostro onore e la vostra dignità; quanto meno meritino, tanto più avrete merito della vostra munificenza. Conduceteli con voi.
POLONIO.
Venite, signori (esce Polonio con alcuni commedianti.)
AMLETO.
Seguitelo, amici; ci reciterete un dramma dimani. — Odimi, vecchio amico: puoi tu rappresentare l’uccisione di Gonzago?
PRIMO COMMEDIANTE.
Sì, mio principe.
AMLETO.
La vogliamo recitata dimani sera. Potresti tu, se occorra, imparare anche dodici o sedici versi ch’io scriverei e inserirei nel testo? Lo potresti?
PRIMO COMMEDIANTE.
Certamente, signore.
AMLETO.
Benissimo. — Segui quel signore, e guarda di non burlarti di lui. (Il commediante esce.) Miei buoni amici (a Rosencrantz e Guildenstern), vi lascio fino a questa sera; siete i benvenuti a Elsinoro.
ROSENCRANTZ.
Mio buon principe.
AMLETO.
Sì, e così dio vi accompagni. (Escono Rosencrantz e Guildenstern.) Eccomi finalmente solo. Oh quale miserabile io sono! Non è ella cosa mostruosa che quel commediante in una finzione, nel sogno di una passione, abbia potuto far esprimere alla sua anima tutto il suo concetto ed esaltarla al segno da averne il viso infiammato, le lagrime agli occhi, la voce interrotta e l’intero esser suo in armonia con quel concepimento?