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atto secondo. 33
OFELIA.
Mi prese per la mano e mi strinse forte, poi si scostò di tutta la lunghezza del suo braccio, e facendosi coperchio agli occhi coll’altra mano, mi fissò intento, quasi avesse voluto ritrarmi. Molto tempo così rimase, poi, scuotendomi leggermente il braccio, e alzando ed abbassando tre volte la testa, mandò un sospiro tanto doloroso e profondo, che parve scrollare tutta la sua persona, e dar termino alla sua vita. Ciò fatto, mi lasciò, e col capo rivolto sopra una spalla, trovò la via per uscire senza il ministero degli occhi, la cui luce piovve continua sopra di me.
POLONIO.
Vieni meco; anderò a cercare il re; questi sono i deliramenti dell’amore che violento troppo distrugge sè stesso, e guida la volontà ad opere disperate al pari di ogni altra persona che contristi la nostra natura. Me ne duole... Gli avevi fatto qualche rimprovero qui di corto?
OFELIA.
No, mio buon padre; ma come mi imponeste, rifiutai le sue lettere e niegai di riceverlo.
POLONIO.
Ed ecco perché insanì. Sono dolente di non averlo giudicato meglio: credevo volesse sollazzarsi e condurti al precipizio; improvvido sospetto. Si direbbe che la diffidenza sia propria della nostra età, come l’imprudenza è comune alla gioventù. Vieni, andiamo dal re; bisogna dire quello che accade; vi sarebbe maggior pericolo a nascondere questo amore, che non vi sia da provocare odio rivelandolo. (Escono.)


SCENA II

Una stanza nella reggia.

Entrano il Re, la Regina, Rosencrantz, Guildenstern e SEGUITO.


RE.
Siate i benvenuti, caro Rosencrantz e Guildenstern! Senza parlare del gran desiderio che avevamo di vedervi, il bisogno che di voi abbiamo, fece che vi chiamassimo così di fretta. Avrete inteso dir qualche cosa della trasformazione di Amleto; io la chiamo così, dappoichè nè l’uomo esterno, nè l’interiore somigliano più a quello ch’ei fu. Cosa possa essere stato più che la morte di suo padre, che lo ha così messo fuori di sè, non saprei immaginare, e supplico entrambi voi, che cresceste con lui e siete di età eguale, e aveste in comune i sollazzi e le discipline, di fermarvi a questa nostra corte per un po’ di tempo, e di cercare colla vostra compagnia di tirarlo ai piaceri, e di sapere (profittando per ciò di tutte le occasioni) se il suo do-