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atto primo. 17
RE.
Bello e lodevole è in voi, Amleto, che vogliate rendere questo funebre tributo a vostro padre; ma dovete pensare che vostro padre pure perdè un padre, il quale ancora ne aveva perduto uno; e il sopravvivente è obbligato dal dovere filiale a comporsi a un dolore ossequioso. Ma il persistere in un affanno ostinato è opera di un’empia insania; è un pusillanime dolore, e che mostra un’anima ribelle ai decreti del cielo, un cuor senza forza, uno spirito impaziente, un intelletto misero e inesperto; perocchè, come dovremmo per una caparbia opposizione preoccuparci tanto di cose che sappiamo che debbono essere e che sono comunissime? Via, la è una colpa davanti al cielo, una colpa verso l’estinto e la natura; una cosa assurda per la ragione, la quale bandisce come precetto volgare la morte dei padri, e che, dal primo cadavere fino a colui che morì oggi, ha sempre gridato: Deve essere così. Ve ne preghiamo, disperdete quel dolore impotente, e abbiateci in conto di padre; il mondo sappia che voi state più presso d’ogni altro al nostro trono, e che tutto l’amore virtuoso che il più sensibile dei padri porta al figlio suo, noi lo sentiamo per voi. Rispetto alla vostra intenzione di tornare alla scuola di Vittemberga, essa è in piena opposizione col nostro desiderio, e vi preghiamo di rimanere qui, delizia dei nostri occhi, primo della nostra corte, nostro cugino e figlio.
REGINA.
Non volere, Amleto, che tua madre preghi inutilmente; te ne scongiuro, rimanti con noi, non andare a Vittemberga.
AMLETO.
Farò quanto posso per obbedirvi, signora.
RE.
Ecco una bella e affettuosa risposta. Sii uguale a noi in Danimarca. — Signora, venite; questo gentile e spontaneo consentimento di Amleto mi sorride al cuore; in grazia di ciò il re di Danimarca non vuoterà oggi una tazza, senza che la voce del cannone non lo annunzii alle nubi; ad ogni libazione del re il cielo risponderà ripetendo il romore delle folgori della terra. Venite, andiamo. (Tutti escono tranne Amleto.)
AMLETO.
Oh perchè questa massa di carne troppo indurita non può stemperarsi in lagrime? o perchè l’Onnipotente ha vietato il suicidio? Oh Dio! oh Dio! come fastidiose, triste, scolorate mi sembrano tutte le cose di questo mondo! Obbrobrio ad esso! oh obbrobrio! egli è un giardino incolto, pieno tutto di malefiche piante. — A ciò siamo giunti! Due mesi appena dopo morte!... no, non pure due mesi....; così buon re, che stava a questo come lperione ad un satiro; così affettuoso per mia madre che non sapeva neppur tollerare che i venti del cielo le sfiorassero troppo ruvidamente la gota. Cielo