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Pagina:Amleto (Rusconi).djvu/13

12 amleto
BERNARDO.
Benvenuto, Orazio; benvenuto, buon Marcello.
MARCELLO.
Ebbene, è comparsa quella larva anche questa notte?
BERNARDO.
Non ho veduto nulla.
MARCELLO.
Orazio dice che è solo la nostra fantasia; e non vuol credere alla tremenda visione a cui assistemmo due volte; perciò l’ho pregato a vegliare con noi questa notte, onde, se il fantasma ritorna, possa confermare quello che ci è occorso, e favellargli.
ORAZIO.
Tacete! tacete! e’ non ritornerà.
BERNARDO.
Sediamo un momento, e lasciate che vi narriamo di nuovo una cosa, della quale vi mostrate si incredulo e che per due notti abbiam pure veduta.
ORAZIO.
Sia così, sediamo, e udiamo il racconto di Bernardo.
BERNARDO.
La notte scorsa, allorchè quella stessa stella che vedi all’occidente del polo, aveva compiuto il suo corso per illuminare quella parte di cielo in cui ora risplende, Marcello ed io, nel momento in cui la campana batteva un tocco....
MARCELLO.
Taci, interrompi; mira, esso ritorna!


Entra lo Spettro.


BERNARDO.
Colle sembianze medesime del re estinto.
MARCELLO.
Tu sei dotto, parlagli, Orazio.
BERNARDO.
Non somiglia al re? guardalo, Orazio.
ORAZIO.
Somigliantissimo, e mi empie di meraviglia e di terrore.
BERNARDO.
Converrebbe parlargli.
MARCELLO.
Interrogalo, Orazio.
ORAZIO.
Or chi sei tu che usurpi quest’ora della notte, e insieme con essa la forma splendida e guerriera sotto cui talvolta si mostrava la maestà dell’estinto re? Pel cielo, parla, te lo impongo.
MARCELLO.
È sdegnato.
BERNARDO.
Guarda! egli parte!
ORAZIO.
Fermati: parla, parla, te lo comando! (Lo spettro esce.)
MARCELLO.
È ito, e non vuol rispondere.
BERNARDO.
Ebbene, Orazio? tu tremi e impallidisci; era fantasia soltanto o qualche cosa di più? Che ne pensi ora?
ORAZIO.
Dinanzi al mio Dio, non avrei mai potuto crederlo senza la testimonianza sensibile e sicura de’ miei occhi!
MARCELLO.
Non somiglia al re?
ORAZIO.
Come tu somigli a te stesso: simile era l’armatura ch’ei portava allorchè combatteva l’ambizioso Nor-