Pagina:Aminta.djvu/82

82 Atto Quarto.

Ahi, se la falsa morte
Di chi tanto l’odiava
A lui tolse la vita,
Ben sarebbe ragione
Che la verace morte
Di chi tanto m’amava
Togliesse à me la vita:
E vò, che la mi tolga,
Se non potrò co’l duol, almen co’l ferro,
O pur con questa fascia,
Che non senza cagione
Non seguì le ruine
Del suo dolce signore,
Ma restò sol, per fare in me vendetta
De l’empio mio rigore,
E del suo amaro fine.
Cinto infelice, cinto,
Di Signor più infelice,
Non ti spiaccia restare
In sì odioso albergo,
Che tu vi resti sol per instrumento
Di vendetta, e di pena.
Dovea certo, io dovea
Esser compagna al mondo
De l’infelice Aminta.
Poscia ch’allhor non volsi,
Sarò per opra tua
Sua compagna à l’Inferno.

Choro
Consolati, meschina,

Che questo è di fortuna, e non tua colpa.


Sil. Pa-