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INTORNO AL VOLGARE ILLUSTRE. 201


nel primo e principalissimo Trattato, che siaci pervenuto intorno alla Volgare Eloquenza.


IV.


Questo Libro sarebbe davvero proteiforme, qualvolta si avesse a giudicarne secondo la varietà delle interpretazioni a che diede luogo, anche solo relativamente al suo titolo. Gli uni infatti affermano che il savio Poeta quivi imprese a somministarci dottrina del dire in Rima, laddove gli altri pretendono ch’egli abbia voluto pur trattare della Lingua comune Italica o del Volgare proprio di tutta Italia. V’ha chi non vi ravvisa se non un Trattato del Linguaggio della Poesia, anzi d’un genere di Poesia, e chi invece pur lo risguarda quasi fosse un’Arte poetica o una Teorica dello Stile. Così ragionando, ciascuno corre dietro a’ suoi pensieri ed alle sue invenzioni. E per determinarle, sceglie poi dal Libro la parte unica che gli preme, nè punto si cura di ben discernere dapprima l’intendimento principale del Libro, e se e quanto e in che modo l’effetto vi corrisponda. Pertanto, qualunque possa mai essere l’opinione da noi vagheggiata intorno a questa o quella materia a che Dante raccolse il suo studio, bisognerà soprattutto accertare precisa la mente e le parole di lui, che valse a mostrarsi Poeta insieme e Filosofo de’ più austeri che siano stati mai. Il quale poteva bensì ingenerare qualche dubbio per la condizione degli argomenti, onde avvalora le sue dottrine, ma non ci lascia menomamente sospesi rispetto ad esse dottrine ed alla forma, onde le chiarisce e raccomanda. Questo mi son ingegnato di far palese anche ne’ miei Commenti ai due Libri della Volgare Eloquenza, sciogliendone di mano in mano le quistioni che mi s’affacciavano opportune. Non però stimo or disutile di raffermare alcune di quelle conclusioni più rilevanti e sicure, giacchè risultano da principj certi e da verità di fatto. Quando si tratta di un Autore, così misurato nelle sue fantasie come nelle sue ragioni, a voler degnamente cimentarsi per farsene interprete, gli si deve prima servire con umile e fedele ossequio: d’altro modo non giugne-