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138 DE VULGARI ELOQUENTIA.


te, nè per ogni genere di scritture. Di certo poi indi ci riesce evidente ch’egli, il nostro Autore, nel dar norme alla Lingua italica, dovette per impeto della sua gentil natura consigliarsi col patrio Dialetto, insegnando che in cambio di nof e vif s’avea scrivere nove e vivo, siccome a bontè e mercò bisognava sostituire bontà e mercato, e cosi via dicendo.

27. Si quis eorum, errore compulsus, etc. Da ciò si palesa, che quel siffatto vantatore dell’eccellenza del natìo Dialetto dovette essere un Poeta veneto, cui si attribuiva d’aver anzi in formola di giuramento proferite le rozze parole: «Per le plage de Dio tu non veras.» Il che nel corretto Volgare tornerebbe a dire: Per le piaghe di Dio (di Cristo) tu non verrai. Ma è pur forza di confessare che sì deboli e scarse testimonianze gioverebbero assai poco a sostegno della grave sentenza conclusa, quando dall’altra parte non ci sovrabbondassero all’uopo gli opportuni argomenti.

30. Inter quos (Venetos) unum vidimus nitentem divertere a materno et ad Curiale Vulgare intendere, videlicet Ildebrandinum Paduanum. Dante, giusta l’avvertenza del Fontanini, sembra che volesse — dilatare il Dialetto Veneziano ai Padovani, dandoci egli il solo Ildebrandino da Padova per dilungato dal mateRNo Dialetto e inteso al Volgare Curiale. — Questo Poeta, che il Trissino chiama Brandino, fu figlio di Prando, e pare abbia poi fatto la professione di Notajo. Ma di lui non ci rimangono che due Sonetti, pubblicati dall’Allacci. I quali veramente, ove siano autentici nè guasti dagli Amenuensi, non basterebbero ad accrescerci fede, che il loro Autore poetando siasi sforzato con buon effetto per accostarsi al Volgare migliore. Cfr. il vol. Dante e Padova, 1865: Del Volgare Illustre in Padova al tempo di Dante, Discorso del prof. Antonio Tolomei, pag. 305.

32. Quare omnibus (Vulgaribus) præsentis Capituli ad judicium cumparentibus arbitramur, etc. D’onde meglio si conosce l’animo e la fantasia dello Scrittore, che anco nelle aride disquisizioni, e con forme indocili al pensiero, fa sentire la sua poetica virtù, così disvelando sè stesso.