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COMMENTI. 115


jani e dei Romani, e le bellissime favole del re Arturo; quando «Biblia» vale qui in genere i Libri. Ond’è, che invece quel testo si potrebbe quasi letteralmente interpretare in questa forma: Cioè (son proprj della Prosa francese) i Libri compilati colle gesta de’ Trojani e de’ Romani (i Libri che intorno ad esse s’aggirano), e i bellissimi Romanzi (su le favole) del re Artù: Inf., xxxii, 32; Par., xv, 128.

15. Pro se vero argumentatur alia (Lingua) scilicet Oc, quod vulgares Eloquentes in ea primitus poetati sunt, tanquam in perfectiori dulciorique loquela. Coloro che furono segnalati dicitori in rima, Dante li distingue per eloquenti, e senz’altro li chiama altrove «doctores» od «eloquentes;» tanto stimava propria de’ Poeti l’eccellenza o il sublime magistero del dire! E vedremo dipoi quello che egli richiedesse, perchè altri fosse degno d’essere onorato del titolo di Poeta, che per lui è veramente il nome, che più dura e più onora (Purg., xxi, 85), non lo si potendo ottenere che a gran difficoltà e solo per uno straordinario valor d’ingegno e di arte. Nè al presente sarà fuori di proposito, se ci ridurremo al pensiero che dire per rima in Volgare, tanto è, quanto dire per versi in Latino, secondo alcuna proporzione: V. N., § xxv.

18. Petrus de Alvernia et alii antiquiores doctores. Questo Poeta, giusta che ne riferisce il Corbinelli, ottenne lode di singolare modestia, e fu il primo che facesse Bons vers, bons motz, et bons sons.

19. Tertia (Lingua: lin. 9), quæ Latinorum est, la Lingua, vale a dire, degl’Italiani, il Volgare d’Italia: Vulg. El., i, 10. Veggasi ora con quanta ragione e verità potesse il Manzoni affermare, che in questo Libro non si tratta di Lingua italiana nè punto nè poco, e che Dante nel comporlo era tanto lontano dal pensare a una Lingua italiana, che alla cosa proposta quivi non dà mai il Nome (Vedi pag. 5). Ma, e non aveva egli, il nostro Autore, già detto che gl’Italiani usano la Lingua di , e che della Eioquenza od eccellente forma di questa Lingua intendeva di porgere speciale dottrina? Tant’è, quand’uno si è fisso in mente un qualche sistema, tanto più se ragionevole e splendido, gli si rende per poco impossibile