Pagina:Alighieri, Dante – La Divina Commedia, 1933 – BEIC 1730903.djvu/53


inferno - canto xi 47

     De’ violenti il primo cerchio è tutto;
ma perché si fa forza a tre persone,
30in tre gironi è distinto e costrutto.
     A Dio, a sé, al prossimo si pòne
far forza, dico in loro ed in lor cose,
33come udirai con aperta ragione.
     Morte per forza e ferute dogliose
nel prossimo si danno, e nel suo avere
36ruine, incendi e tollette dannose;
     onde omicide e ciascun che mal fiere,
guastatori e predon, tutti tormenta
39lo giron primo per diverse schiere.
     Puote omo avere in sé man violenta
e ne’ suoi beni; e però nel secondo
42giron convien che senza prò si penta
     qualunque priva sé del vostro mondo,
biscazza e fonde la sua facultade,
45e piange lá dov’esser de’ giocondo.
     Puossi far forza ne la deitade
col cuor negando e bestemmiando quella,
48e spregiando natura e sua bontade;
     e però lo minor giron suggella
del segno suo e Soddoma e Caorsa
51e chi, spregiando Dio col cor, favella.
     La frode, ond’ogni coscienza è morsa,
può l'omo usare in colui che ’n lui fida
54ed in quel che fidanza non imborsa.
     Questo modo di retro par ch’uccida
pur lo vinco d’amor che fa natura;
57onde nel cerchio secondo s’annida
     ipocrisia, lusinghe e chi affattura,
falsitá, ladroneccio e simonia,
60ruffian, baratti, e simile lordura.
     Per l’altro modo quell’amor s’oblia
che fa natura, e quel ch’è poi aggiunto,
63di che la fede speziai si cria;