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420 la divina commedia

CANTO XXIV

     «O sodalizio eletto a la gran cena
del benedetto agnello, il qual vi ciba
3sí, che la vostra voglia è sempre piena,
     se per grazia di Dio questi preliba
di quel che cade de la vostra mensa,
6prima che morte tempo li prescriba,
     ponete mente a l’affezione immensa,
e roratelo alquanto: voi bevete
9sempre del fonte onde vien quel ch’ei pensa».
     Cosí Beatrice; e quelle anime liete
si fero spere, sopra fissi poli
12fiammando vòlte, a guisa di comete.
     E come cerchi in tempra d’orioli
si giran sí, che ’l primo a chi pon mente
15quieto pare, e l’ultimo che voli;
     cosí quelle carole, differente-
mente danzando, de la sua ricchezza
18mi facíeno stimar, veloci e lente.
     Di quella ch’io notai di piú bellezza
vid’io uscire un foco sí felice,
21che nullo vi lasciò di piú chiarezza;
     e tre fiate intorno di Beatrice
si volse, con un canto tanto divo
24che la mia fantasia nol mi ridice:
     però salta la penna e non lo scrivo;
ché l’imagine nostra a cotai pieghe,
27non che ’l parlare, è troppo color vivo.