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inferno - canto iv 23

     Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi il grande Achille,
66che con amore al fine combatteo.
     Vedi Paris, Tristano»; e piú di mille
ombre mostrommi, e nominommi, a dito,
69ch’amor di nostra vita dipartille.
     Poscia ch’io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e’ cavalieri,
72pietá mi giunse, e fui quasi smarrito.
     I’ cominciai: «Poeta, volentieri
parlerei a quei due che ’nsieme vanno,
75e paion si al vento esser leggieri».
     Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
piú presso a noi; e tu allor li priega
78per quello amor che i mena, ed ei verranno».
     Sí tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
81venite a noi parlar, s’altri noi niega!»
     Quali colombe, dal disio chiamate,
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
84vegnon per l’aere dal voler portate;
     cotali uscir de la schiera ov’è Dido,
a noi venendo per l’aere maligno,
87sí forte fu l’affettuoso grido.
     «O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
90noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
     se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
93poi c’hai pietá del nostro mal perverso.
     Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a vui,
96mentre che il vento, come fa, ci tace.
     Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ’l Po discende
99per aver pace co’ seguaci sui.