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148 la divina commedia


     Tu ’l dèi saper, se tu vien pur mo giuso:
elli è ser Branca d’Oria, e son piú anni
138poscia passati ch’el fu si racchiuso».
     «Io credo» diss’io lui «che tu m’inganni
ché Branca d’Oria non mori unquanche,
141e mangia e bee e dorme e veste panni».
     «Nel fosso su» diss’el «de’ Malebranche,
lá dove bolle la tenace pece,
144non era giunto ancora Michel Zanche,
     che questi lasciò un diavolo in sua vece
nel corpo suo, ed un suo prossimano
147che ’l tradimento insieme con lui fece.
     Ma distendi oggimai in qua la mano;
aprimi li occhi». E io non liel’apersi;
150e cortesia fu lui esser villano.
     Ahi Genovesi, uomini diversi
d’ogni costume, e pien d’ogni magagna,
153perché non siete voi del mondo spersi?
     ché col peggiore spirto di Romagna
trovai di voi un tal, che per sua opra
156in anima in Cocito giá si bagna,
     e in corpo par vivo ancor di sopra.