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CANTO II Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno toglieva li animai che sono in terra da le fatiche loro; e io sol uno m’apparecchiava a sostener la guerra si del cammino e si de la pietate, che ritrarrá la mente che non erra. O Muse, o alto ingegno, or m’aiutate; o mente che scrivesti ciò ch’io vidi, qui si parrá la tua nobilitate. Io cominciai: «Poeta che mi guidi, guarda la mia virtú s’ell’è possente, prima ch’a l’alto passo tu mi fidi. Tu dici che di Silvio lo parente, corruttibile ancora, ad immortale secolo andò, e fu sensibilmente. Però se l’avversario d’ogni male cortese i fu, pensando l’alto effetto ch’uscir dovea di lui e’l chi e’I quale, non pare indegno ad uomo d’intelletto; eh’e’ fu de l’alma Roma e di suo impero ne l’empireo ciel per padre eletto: la quale, e ’l quale, a voler dir lo vero, fu stabilita per lo loco santo u’ siede il successor del maggior Piero. Per questa andata onde li dai tu vanto, intese cose che furon cagione di sua vittoria e del papale ammanto.