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Dialogo Quarto. 147

del corpo; di cui’ pare non vi dovete efler nulla di più ceno nella Finca, eflendo il corpo, e le proprietà, che dalla fua etfenza dipendono, il perpetuo oggetto delle ricerche Filolòfiche. lo mi Luro quelli FilofoH, come quegli Eruditi, che rilhbililcouo qualche palio corrotto, e tronco di un Autore antico. Chi ne da una lezione, chi un’altra, accompagnate tutte dai più bolli ragionamenti del Mondo, e dalle lodi de’ Giomahiti, e de’ Letterati. Un antico manuferuto di queU Autore, è cavato alla fine dalla polvere e dalle tenebre di una Biblioteca, e le belle lezioni desìi eruditi, e il tempo che in ritrovarle vi fpefcro, fé ne vanno nella Luna dell’Arioso a raggiunger le altre cofe perdute. I manufentn originali, ed autentici della Natura fono le o nervazioni e le fpenenze, le quali col rovefeiar che anno fatto tanti bei fittemi, c’Utruifcono tutto giorno a dovervi penfare il meno, che iìa poffibile; il che io metto ti conto di un gran benefìcio, che fanno al genere umano allegerendolo di non picciola fatica, Ma gli uomini per ifventura loro lì o Umano a non riconofcerlo, e a voler perdere il tempo inutilmente.


Il bel me Itiere, diffe la Marchefa, che veramente fanno, quefte voftre offervazioni. Balla che un gitana fia bello, femplice, ed elegante r perchè elle gli dichiarino la guerra. Par mi che elle fiano gli Erottati della Fifica, che cercano gloria dal rovinare, e diitruggere ciò, che v’a di più bello, e di più magnifico. Io vi confeiìo che quefto carattere di malignità non mi può