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EPOCA SECONDA. CAP. VII 81


ozio, e non avere chi lo invigilasse. A me [1763] aveva sempre usato mali termini, e quando era briaco, cioè quattro, o cinque giorni per settimana, mi batteva per anche, e sempre poi mi maltrattava; e in quelle spessissime malattie ch’io andava facendo, egli, datomi da mangiare se n’andava, e mi lasciava chiuso in camera talvolta dal pranzo fino all’ora di cena; la qual cosa più d’ogni altra contribuiva a non farmi tornar sano, ed a triplicare in me quelle orribili malinconie che già -aveva sortite dal naturale mio temperamento. Eppure, chi l’crederebbe? piansi e sospirai per la perdita di codest’Andrea più e più settimane; e non mi ’ potendo opporre a chi giustamente voleva licenziarlo, e me l’avea levato d’attorno, durai poi per più mesi ad andarlo io visitare ogni * giovedì e domenica, essendo egli inibito di porre i piedi in Accademia. Io mi facea condurre a vederlo dal nuovo cameriere che mi aveano dato, uomo piuttosto grosso, ma buono c di dolcissima indole. Gli somministrai anche per del tempo dei danari, dandogliene quanto ne aveva, il che non era molto: finalmente poi essendosi egli collocato in servizio d’altri, ed io distratto dal tempo, e dalla mutazione di scena per me dopo la morte dello Zio, non ci