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EPOCA TERZA. CAP. XV. *89 in tutto le poteano ben essere sorelle: col di- 1775. vario però, che le tragedie di costoro erano no degli altri gli intendono, sì perchè più. d’ogni altro si mostrano generosi. Io all’incontro, devo aver faccia di Lirico, e questa dev’essere gioviale, allegra, ridente, sardonica, ma non pingue,perchè non sarebbe poetica. Io con un sonetto mi rendo amico un innamorato sciapito che vuol lodar la sua Diva, ma che disgraziatamente non ha imparato nei suoi primi anni a leggere. Io con un epitalamio m’invito destramente ad un convito di nozze, e colà poeticamente mi sfamo per parecchi giorni. Io con un madrigaletto, con un epigramma, che sò io, con altre simili bagatelle, mi vò procurando giorni felici, riputazion mediocre; e dal mio basso inalzo ridendo gli sguardi temerarj sino alle più alte piume del cimiero de’tragici, e non li invidio. ZEUSIPPO. Ah, non insultate così il coturno. Io, non volendo abbandonar la poesia,preferirei di gran lunga il morir di fame in compagnia de’miei attori al quint’atto di una mia mediocre tragedia, all’arricchirmi componendo madrigali, e