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EPOCA TERZA. CAP. XV. *83 rebbero anche ben intese, non avendolo rico- «775. piato che i soli primi primi 40 versi di quel secondo aborto. Trascriverò bensì la di lui letterina con la quale mi rimandò le postille, e basterà a farlo conoscere. Io frattanto avea aggiunta una Farsetta, che si reciterebbe immediatamente dopo la mia Cleopatra; e la intitolai LETTERA D£L CONTE AGOSTINO TANA. Aristarco all’Autore.. Voi m’avete scelto per lo vostro Aristarco,io contraccambio l’onore che m’avete fatto, col non ricusarlo. Preparatevi dunque alla, più severa ìnesorabil censura; e quale pochi hanno il coraggio di farla, pochissimi di soffrirla. lo sarò fra ì pochi, e (v>i fra i po*ehissimi annoverato. La Plebe lettéraria, lusinghiera, mendace, e tracotante, non è avvezza certamente a comportarsi in simil guisa: presenti, si lodano senza ritegno; lontani, si biasimano, e si tradiscono senza rossore. Tal cosa non potrà accadere giamataì fra l’amico Censore, e V autore di questa Tragedia.