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EPOCA TERZA. CAP. XV. *71 lui apposte a que’miei versi, alcune eran mol- 1778. to allegre c divertenti, e mi fecero ridere di CLEOPATRA SECONDA. ATTO PRIMO. SCENA PRIMA. DIOMEDE, LAMIA. DIOMEDE. E fia pur ver’, che negghitosi, e vili Traggan gli Egizj, in ozio imbelle, i giorni Allor che i scorni replicati, e Ponte Dovrian destar Palnie a vendetta, e all’ireT Cleopatra, d’amor ebra, e d’orgoglio Del suo regno l’onor, cieca, non cura, O se pure l’apprrzza, incauta, giace Di rea fiduccia in seno, e forse, ignora Ch’a lieve fil, sta il suo destino appeso. M’affaiina il duolo, a sì funesto aspetto, E benché avezzo all’empia corte iniqua, Più cittadin, che servo, oggi compiango Le pubbliche sciagure. Un fìnto nome Quel di patria non è, che in cuor ben nato Arde, ed avvampa, qual divino fuoco,