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  • 64 VITA DI VITTORIO ALFIERI.

1775. del ricatìere m quei lacci che con tante pub-» blicità avrei vituperati io medesimo. E in queCOLASCIONATA SECONDA, Sendo mascherato da Apollo. Cortesi donne, amati cavalieri j Cui non spiacque ascoltar la rauca cetra Di sporchissimo vate, il qual nell’etra Percosse sol, con li suoi detti veri; Voi attendete già dal blando aspetto Ch’io ne venga a smentir quel vii cencioso Ch’ai sciapiti amator-fu si nojoso; No, diverso pensier racchiudo in petto. Io, ch’Apolline son; ma voi ridete? E sì lieve menzogna or vi stupisce? Quando parla di se ciascun mentisce, E ciò spesso v’accade, e non ridete. Io, ch’A polli ne son, cantar disdegno Con stucchevoli carrni il rancio amore; • Da più strano pensier, più grand’onore Conseguir ne vorrei, se ne son degno. Io m’acciiigo a gantar della sciocchezza; Quest’è Un vago soggetto, e non cantalo Benché spesso dai vati.^operato; Or sentite di lui l.’.alta bellezza.