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EPOCA TERZA. CAP. XV. dietto il soggetto ) egli me la comprò e donò. 1775. Io in un momento di lucido intervallo avea avuta la pazienza di leggerla, e di postillarla; e glie l’avea cosi rimandata, stimandola in me stesso assai peggiore della mia quanto al piano e agli affetti, se io veniva mai a proseguirla, come di tempo in tempo me ne rinasceva il pensiere. Intanto il Paciaudi, per non farmi smarrire d’animo, finse di trovar buono il mio sonetto, benché nè egli il credesse, nè effettivamente lo fosse. Ed io poi di 11 a pochi mesi Le rimando /’eniinentissinia (i) Cleopatra, che veramente non è che ìnfima cosa. Tutte le osservazioni ch’ella vi ha aggiunte a mano, sono sensatissime, e vere. Vi unisco ì due volumi di Plutarco, e s’ella resta in casa, verrò io stesso a star seco a desco per ricrearmi colla sua dolce società. Sono colla più ferma stima ed osservanza suo ec. L’ultimo di Gennajo 1775. Nota nianus. (1) La Cleopatra di cui qui fa menzione, e quella del Cardinal Delfino, che il Padre Paciaudi mi avea consigliato di leggere.