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EPOCA SECONDA. CAP. XIV. a5i rarrai non sapea, nè potea. Ma, non trovando *774* mai un po’ di pace se non se nel moto e divagazione del correr la posta, rapidamente per Parma, Modena, e Bologna mi rendei a Firenze: dove nè pure potendomi trattener piò di due giorni, subito ripartii per Pisa, e Livorno. Quivi poi ricevute le prime lettere della mia Signora, non potendo piò durare lontano, ripartii subito per la via di Lerici e Genova, dove lasciatovi l’Abate compagno, e il legno da risarcirsi, a spron battuto a cavallo me ne ritornai a Torino, diciotto giorni dopo esserne partito per fare il viaggio d’un anno. C’entrai anche di notte per non farmi canzonar dalla gente. Viaggio veramente burlesco, che pure mi costò dei gran pianti. Sotto r usbergo ( non del sentirmi puro ) ma del mio viso serio e marmoreo, scansai le canzonature dei miei conoscenti ed amici,che non si attentarono di darmi il ben tornato. Ed in fatti, troppo era mal tornato; e divenuto oramai disprezzabilissimo agli stessi occhi miei, io caddi in un tale avvilimento e malinconia, che se un tale stato fosse lungamente diurato, avrei dovuto o impazzire, o scoppiar^; come in fatti venni assai presso all’uno ed all’altro. Ma pure strascinai quelle vili catene an