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118 | VITA DI VITTORIO ALFIERI. |
[1767]o, per dir vero, impazientissimo di ritrovarmi solo e signore di me in una strada maestra, lontano trecento e più miglia dalla mia prigione natía; non volli differire altrimenti, e abbandonai i compagni: ed in ciò feci bene, perchè in fatti poi essi stettero tutto l’Aprile in Napoli, e non furono perciò più in tempo per ritrovarsi all’Ascensione in Venezia, cosa che a me premeva allora moltissimo.
CAPITOLO TERZO.
Proseguimento dei viaggi. Prima mia avarizia.
Giunto in Roma, previo il mio fidato Elia, azzeccai a piè delle scalere della Trinità de’ Monti un grazioso quartierino molto gajo e pulito, che mi racconsolò della sudiceria di Napoli. Stessa dissipazione, stessa noja, stessa malinconia, stessa smania di rimettermi in viaggio. E il peggio era, stessissima ignoranza delle cose le più svergognanti chi le ignora; e maggiore ogni giorno l’insensibilità per le tante belle e grandiose cose di cui Roma ridonda; limitandomi a quattro e cinque delle principali