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44 vittorio alfieri


Aura di qual contrada
Movea spirando in te virtù cotanta,
Che niun’altra si vanta
Nella sua età matura
Di frutti quai tu nell’acerba desti? —
Libero cor cui più il divieto indura;
Giovin, schiavo, signor, Gallo fia questi?

II.


Non è, non è. Nobile ardente spirto
D’alto Latino o Greco
Viene a informar le ben tornite membra:
Che aver gode virtù beltà con seco;
E l’amoroso mirto
Al sanguinoso allòr disdir non sembra,
Chi Alcibiade rimembra.
Ecco, di tromba americana al primo
Squillo, l’audace giovinetto io veggio
In se non trovar seggio;
E sossopra voltar da sommo ad imo
Tutto di corte il limo,
Perchè gli sia concesso
Scelti colà portar Franchi guerrieri!
Dove ode torto a libertà sì espresso
Farsi: e soldar vuol ei suoi campion feri.

III.


Ma il Cristian Re matura in se peranco
Non ha quella cortese
Voglia, cui poscia accelerò la certa
Evidenza che in pro fian l’armi spese...
«Che cerchi tu? Pria manco
«L’onde verranno al mar; pria i fiumi all’erta
«Vedrai tornar; che aperta
«A magnanima, pura, alta pietade
«L’alma d’un Re. Che fai? lascia le ingrate
«Rive contaminate
«Di Senna, ove non è chi a libertade
«Sgombrasse mai le strade:
«Va’ solo, va’: tuo braccio
«Fia per se più gradito e saldo aiuto,
«Che mercenaria gente vil che ghiaccio
«S’avria nel cor d’ogni alto senso muto.»