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rime varie 123


CXC (1787).

Bella arte-fatta selva, in cui sen vanno
Più assai baldi e securi i daini e i cervi,
Che i cittadini, che tremanti stanno
Sotto la sferza dei lor re protervi;

Deh! come intero il mio gradito affanno
Col tuo fido silenzio in me conservi!
E usando al core un lusinghiero inganno,
Al mio dolore a un tempo e a me tu servi.

Ad abitar la Gallica cittade
Mal mio grado mi tragge un signor cieco,
Che tutte sa dell’alma mia le strade:

Ma tanta e tal malinconia vi arreco,
Che felice esser mai qui non mi accade,
Se non quanto in quest’ombre Amor vien meco.

CXCI (1787).

Dubbio, per me più crudo assai che morte,
Giorno e notte mi rode, auge e consuma;
S’io debba, o no, tragger la lunga bruma
Qui presso a lei, ch’è sul mio cor sì forte.

So qual mi aspetta altrove orrida sorte;
So quanto in van di viver io presuma
Dove il suo raggio l’aure non alluma,
Dove non è chi il mio dolor contorte:

Ma pur, qual scelta, oltre il morir, mi è data?
Queste abitar di Senna inique rive,
Vera tomba d’ogni alma innamorata.

Scelta orribile, ad uom che d’amor vive;
La cui bollente fantasia turbata
Del gel del mondo fetido il proscrive.