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114 vittorio alfieri


CLXXII (1786).

Fra queste antiche oscure selve mute,
Che fan del monte il dorso irsuto e negro,
Là donde il pian traspar culto ed allegro,
Alte dolcezze io spesso ho in me godute.

Or mille in mente fantasie piovute,
Forma ebber poscia di poema intégro;
Or, di colei che il cor dolente ed egro
Fammi, in rime laudai l’alta virtute.

Così, sempre invisibili al mio fianco
Vengon compagni, e delirar mi fanno,
Dal destro lato Gloria, Amor dal manco.

Oh bel sollievo d’ogni umano affanno!
Viver, da prava ambizïon ben franco,
Tra spini e fior, quai Febo e Amor li danno.

CLXXIII.

Duro error, che non mai poscia si ammenda,
Il nascer schiavo del poter d’un solo!
Per cui su l’ali di virtute a volo
L’uom non può alzarsi, ancor ch’ella lo incenda.

Se a libertade avvien ch’ei l’alma intenda,
Caldo amator del bello antico stuolo,
Desïandola invano, immenso duolo
Forza è che ognor più sventurato il renda:

Se, fra delizie e il non pensare, ignaro
Vive ei de’ dritti a lui nel nascer tolti,
Fetida vita il pon dei bruti al paro.

Forti, o voi pochi, in rio servaggio avvolti,
Fia sola ammenda al nascer vostro amaro,
L’essere in suol di libertà sepolti.